La Tv diventa 3.0 e si fa "smart", quanto un cellulare di ultima generazione. O, per usare le parole di Sir Howard Stringer, "verrà completamente ridefinita". Secondo il presidente della Sony che abbiamo incontrato al Consumer Eelectronic Show di Las Vegas all’inizio di gennaio, il matrimonio fra Web e televisori nel 2011 entra in una nuova fase. Perché, come spiega lo stesso Stringer, "ben 180 milioni di persone guardano video online e oltre 65 milioni di tv capaci di connettersi alla Rete verranno venduti entro dicembre". Un quarto circa sul totale. Di qui l’idea di portare sul piccolo schermo tutta le ricchezze di Internet, rendendole però finalmente fruibili attraverso il telecomando. Come? Prendendo a modello gli app store per iPhone, Android, Blackberry o Windows Phone, dove oggi si contano più di 500 milioni di applicazioni scaricate oltre 10 miliardi di volte, stando ai calcoli del Politecnico di Milano.
Un universo fatto di software, servizi, videogame e contenuti di ogni tipo, che apre la strada a un modo diverso di fare televisione. Tutt’altra storia, insomma, rispetto a quanto visto da tre anni a questa parte sui tv capaci di collegarsi alla Rete che permettono l’accesso a YouTube o alle previsioni del tempo. E ben più avanti rispetto alle varie Netflix, Hulu, Pandora, Apple Tv, Qriocity e Amazon Video, attraverso le quali comprare e affittare film hollywoodiani per una manciata di euro.
Si tratta al contrario dell’arrivo, per l’Italia si parla di marzo, dei primi sistemi operativi per il piccolo schermo con tanto di motore di ricerca integrato. Sistemi organici che racchiudono i servizi del passato, ne aggiungono di nuovi affiancandoli ai palinsesti tradizionali e organizzando le informazioni presenti online proponendole volta per volta assieme a un determinato serial, show, documentario. "Lo scorso anno si parlava solo di 3D", racconta Laurent Abadie, presidente di Panasonic Europa. "Ora a dominare sono i tablet e le nuove tv. Piattaforme aperte nella maggior parte dei casi, basate su applicazioni che vanno dai servizi di video on demand ai giochi elettronici. Senza dimenticare i dispositivi correlati dotati di sensori di movimento che hanno come modello d’ispirazione la Wii. Noi ad esempio abbiamo sviluppato un applicazione di Fitness che attraverso un sensore da portare al polso riesce a calcolare le calorie bruciate. Insomma, la tv un passo alla volta stanno diventando finestre multimediali attraverso le quali veicolare tante cose differenti. E’ un mondo chiuso che si sta aprendo".
"Penso che la Tv sia lo schermo universale per eccellenza, il più facile da usare", continua Stringer. "E diventerà di nuovo il centro nei prossimi due anni, terreno comune per tutti i membri della famiglia. Comincia a riunire la potenza della Rete, social network inclusi, l’intrattenimento televisivo, i servizi in streaming, gli app store. E’ la piattaforma ideale per distribuire più contenuti attraverso canali diversi". "Smart tv", appunto, che poi ogni grande multinazionale dell’elettronica di consumo chiama a suo modo: Viera Connect per Panasonic, Internet Tv per Sony, Net Tv per Philips, Smart Tv per Lg e Samsung, Places per Toshiba, Aquos Net per Sharp. E, nel caso di dispositivi esterni, il Cubovision di Telecom.
A dare il via alle danze, culminate nel grande expo di Las Vegas che è stata l’occasione per vedere tutti insieme i nuovi prodotti, è stata Google con la presentazione di Google Tv. Piattaforma derivata dal sistema operativo Android per smartphone, inserita nei Bravia della Sony e nel settopbox della Logitech chiamato Revue, ha imposto l’agenda tecnologia da seguire. Oggi in fase di ripensamento, dall’ottimizzazione del software alla probabile sostituzione dei chip Atom della Intel con i dualcore della Arm, il progetto di Mountain View dovrebbe ripartire a breve con il nome di Android Tv.
"Stiamo andando tutti nella medesima direzione", conferma When Kwan Sup Lee, vicepresidente della Lg a capo delle strategie di marketing per il settore audio video. "E’ uno scenario molto diverso da quello del passato, con tante potenzialità e insidie. Basti pensare allo scontro a ottobre fra Google da un lato e Abc, Nbc e Cbs dall’altro". Gli spazi promozionali sul Web costano molto meno di quelli televisivi e le emittenti non intendono farsi scippare il loro business da giganti della Rete o dell’elettronica. Stando alla iDate, parliamo di un giro d’affari di 121 miliardi di euro, circa 9 in Italia, ai quali se ne aggiungono altrettanti derivanti dagli abbonamenti alla tv via cavo e via satellite. Ecco perché i tre network americani hanno bloccato la visione dei loro contenuti online su Google Tv.
"E’ un aspetto delicato", ammette Howard Stringer. "La realtà è che oggi nessuno ha idea di come funzionerà il mercato pubblicitario su questa nuova televisione. Non è nemmeno detto che debba essercene uno. Mi viene in mente quella scena del film Social Network, quando Mark Zuckerberg rifiuta la pubblicità su Facebook per non alienarsi gli utenti. E aveva ragione. Questi servizi si muovono su equilibri complessi e tutti noi stiamo cercando di capire come muoverci".
I numeri però sono noti: nell’ultimo quadrimestre del 2010 i ricavi della Apple derivanti da iTunes, App Store compreso, valevano appena 1.2 milioni di dollari su 20 complessivi. Le applicazioni dunque sono fondamentali, strategiche, ma per la vendita dell’hardware. Nel campo dei contenuti invece è sempre la pubblicità a farla da padrone, per Google come per Mediaset, o gli abbonamenti e la payperview nel caso di Sky o servizi alla Netflix. Ma quale che sia il modello di business vincente, nessuno ha voglia di aspettare. In palio ci sono quattro miliardi di telespettatori, cominciando da coloro che vivono in quelle 500 milioni di abitazioni già raggiunte dalla banda larga.
http://www.repubblica.it/politica/2011/01/21/news/dieci_bugie-11473290/?ref=HREA-1