La sensazione-sospetto, per molti, è che da Williams in avanti il fare poesia non differisca molto dal fare tout court: se la poesia si è dissolta dalla prosa del mondo perché non assumere la prosa del mondo a poesia?Williams invece mette in discussione la liceità della poesia come processo di esplicitazione caotica e casuale dell'io lirico, e quella dell'assunzione del linguaggio come registrazione, che vi si omologa, di qualsiasi atto liberatorio da costrizioni esterne. Nega che qualsiasi tipo di «scrittura» sia operazione corretta dal punto di vista etico e politico, né tantomeno che la poesia sia utilizzabile come momento (secondo l'ipotesi romantica) di sincronizzazione dell'io (in positivo o - e non fa nessuna differenza - in negativo) con il cosmo dato o immaginato.