mercoledì 22 febbraio 2012

[swe.03] la posta in onda: il client del disordine


[INF01] Sistemi di web editing 2003

swe. la posta in onda: il client del disordine


disordine per la posta Bloomba: la posta elettronica che cercavi, caro Tonino (Spadafora).Poi avremo GMAIL, ma ancora non lo sappiamo?
Un client e-mail con un database: si possono così scandagliare i messaggi e gli allegati usando la sintassi comune dei search engine. Addio alle cartelle statiche, ora si passa alle "viste" in folder virtuali create in base alle necessità [bloomba Juri Bordani 24/11/2003]

La TV canale di sbocco della Rete

La loosetv del 1995 e il rapporto della tv con la rete


Internet e il web, ma in quel momento il vettore chiave è la posta elettronica - sia direttamente da parte dei telespettatori verso il server -tv, che per il tramite di processi come la PostaInOnda che utilizzano come canale universale il protocollo postale.

Il web con il suo protocollo http diventa strategico con gli AnniZero per chi vuole e deve produrre la rete agita dai suoi frequentatori - non la parte 'interna' degli addetti.
Esempio, i CMS e il PhP.

AnniZero: 2010
è matura la televisione-server (server che gesticono il cloud computing e sale controllo con callweb center), ma una pletora di addetti, le vecchie figure dei media ancora in campo, fanno da tappo, esauriscono le risorse disponibili.

lunedì 20 febbraio 2012

4. Che cosa si perde nella trasmediazione

dicembre 1990 gennaio 1991
[https://plus.google.com/u/0/101551969339987991612/posts/EnqsGHkRona]
Prendiamo, sempre per capirci, l’inizio del romanzo di P.M.Pasinetti Il ponte dell'accademia :


"Quel pezzo dell’Autostrada Pacifica, che scende a mezzogiorno da Palos Rojos a Bradley in direzione del confine messicano, ha sul lato interno una catena non  interrotta di monti con colori che vanno da quello della terra bruciata a quello della nebbia, sull’estemo ha una serie di spiagge, molto strette e inclinate in alcuni tratti, in alcuni invece lisce, bianche e larghe come piazze, sotto il sole pesante".
Qui, al contrario dell’incipit di Hesse, non ci sono né tempi "frequentativi" né azioni: il regista se la potrebbe cavare con un bel totale dall'elicottero; che la descrizione sia esatta o no, una bella inquadratura paesaggistica sarebbe comunque compiutamente introdruttiva. Ma sarebbe ugualmente "rispettosa dell’originale"? siamo sicuri che non si perderebbe qualcosa nel passaggio dalla parola all'immagine? Ebbene, a me pare che nulla sarebbe perso del "contenuto" di questa descrizione intesa come funzione di “creazione del contesto". Ma leggere meglio le parole di Pasinetti: "Quel pezzo dell’Aut:ostrada Pacifica che scende a mezzogiorno..." non vi ricorda niente? Ma sì: "Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno» e tutto il resto. L’operazione compiuta da questo incipit è la citazione dell’overture dei Promessi Sposi, con un ironico spostamento dalla Lombardia alla California. Come potrebbeno le  immagini del film rendere conto di questo omaggio? In nessun modo, poiché la competenza "enciclopedica" (nel senso di Eco) del lettore si esercita all’interno di una “enciclopedia" costituita dal medium-letteratura (dove l'intertestualità è un rapporto fra parole, frasi, libri), memtre la competenza dello spettatore si esercita sul medium-cinema (dove l'intertestualità è un rapporto  tra inquadrature, sequenze, film): perché la citazione fosse possibile, il regista dovrebbe mimare l'andamento di un film I promessi sposi che fosse ugualmente forte nella memoria collettiva (e il che,mi dispiace per Bolchi e per Nocita, mi pare non si dia).


Questo problema dell'intertestualità come caratteristica non transmediabile di un medium assume proporzioni criticamente rilevanti per quel doppio "evento" che si chiama Il nome della rosa, best-seller tanto come romanzo di Umberto Eco quanto come film di Jean-Jacques Annaud dove la rilevanza deriva soprattutto dalla buona accoglienza critica del film. E'sembrato imsomma che  il film “rendesse bene" la storia: in realtà,
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nella versione cinematografica e andata completanrente — dico: completamente — persa l’operazione efrettuata da Eco. L’operazione, in effetti, era poggiata sull'intertestualità letteraria: i protagonisti, Guglielmo da Baskerville e Adso, sono modellati sui personaggi di Sherlock Holmes e Watson (bisogna ancora ricordare che una loro avventura s’intitola Il ma-
stino dei Baskerville?); il monaco cieco Jorge da Burgos e lo scrittore cieco forge Luis Borges; l’Oggetto proppiano-greimasiano è un libro di Aristotele sulla poetica; il linguaggio retrodatato rimanda da un lato all'espediente manzoniano del "manoscritto ritrovato" dall’altro alla poetica postmoderna del "medioevo prossimo venturo". Come avrebbe potuto Annaud ripetere quest’operazione? esclusivamente “transmediando" l’operazione anziché "transcodificando" l'azione. Se Eco attacca con le parole del Vangelo di Giovanni, Annaud avrebbe dovuro aprire con qualche “immagine sacra”, chessò, il primo film dei Lumiere; se il romanzo è retrodatato dal linguaggio medievale, il film dovrebbe essere in bianco e nero, con la pellicola rigata e un audio rovinato; se nel libro ci si aggira  in una biblioteca di Babele alla ricerca di un libro "perduto", nel film bisognava aggirarsi in una cineteca di Babele alla ricerca di un film “perduto" (il mitico La Battaglia di La Sarraz di Ejzenstejn, o il mai girato Cuore di tenebra di Orson Welles) ecc. Si dirà: ma questo non sarebbe per nulla Il nome della rosa! No, rispondo, sarebbe un incrocio fra Zelig e La rosa purpurea del Cairo; fanno meglio.
Alrri esempi, sempre per capirci. Gli invisibili di Nanni Balestrini e scrirto in "pacchetti" caratterizzati dall’assoluta assenza di segni d’interpunzione per quanto ciò possa essere considerato uno sperimentalismo vecchio stile, proprio questa collocazione intertestuale pone l’opera nel solco di un’avanguardia “storicizzata" (quella del Gruppo 63) che ha stretti legami con la storia della politica italiana; Gli invisibili di Pasquale Squitieri, pur portando la firma di Balestrini fra gli sceneggiatori, è inevitabilmente segnato dall’aura qualunquistica del regista di Claretta nonché dal suo stile tardo-neorealistisco (per non dire popolar-bozzettistico). La novità stilistica del romanzo “minimalista" di Jay McInerney Bright Lights, Big City, (il titolo itlaliano Le mille luci di New York già si perde la citazione rock) risiede nella narrazione effettuata alla seconda persona singolare: ma come può la macchina. da presa dire tu?
Infine, il valore "storico" di un’opera fa parte integrante del suo significato; se il Metello di Pratolini è il romanzo che segna la fine del
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La politica e l'incivile

1992


1992 / 2012
Un'attività politica ha sempre avuto in sé qualcosa di inquietante. Di profondamente umano e di disumano ad un tempo.
Perché il politico è più di ogni altro in rapporto con gli uomini, conosce e manipola i loro bisogni, i loro sogni, le loro  speranze, le loro aviditd, le loro ambizioni, i loro odi. Ne é il padrone. Ma, nello stesso tempo, è attraversato, ferito da  tutte queste passioni che modificano in modo irreversibile il suo essere.
 Ricordo il comizio di un uomo politico mio amico. Era circondato da contestatori che hamno continuato a urlare e ad insultarlo  per tutto il tempo. Lui era una persona per bene, diceva delle cose sagge. Ma gli altri non ascoltavano, erano li solo per  fargli del male. Mi sono chiesto come doveva sentirsi alla fine di quel suo giro elettorale che si era trasformato in un  calvario. Con mia somma sorpresa l’ho trovato sorridente. Da allora ho sempre guardato con ammirazione i grandi politici. Non  passa giorno che non debbano subire uragani di critiche e di accuse, E devono a loro volta farne, attaccare a freddo, in una  continua, incessante schermaglia. Sono come dei pugili, dei gladiatori. Ma tutte le ferite che danno e che ricevono sono morali,  none fisiche. Che qualità deve avere un essere umano per resistere a tante pressioni morali? Può conservare la sua freschezza  d’animo, la sua sincerità, il suo ottimismo, e costretto a costruire attomo sé una corazza di indifferenza, di cinismo in modeo  che niente in realtà lo tocchi?
Mi viene in mente il volto di Nixon durante l'ultima sua campagna elettorale. Un volto perennemente sorridente, ma in cui il  sorriso era come stampato, una deformazione dei muscoli che credevano pid fidati. Quando hanno fatto grandi cose non hanno visto  il loro merito riconosciuto. Hanno imparato ad utilizzare e sfruttare le debolezze degli uomini, i loro vizi. Per questo, forse,  in molti di loro, nei più navigati e nei più esperti, si nota una profonda sfiducia negli uomini, quasi un disprezzo. 
 Che cosa, allora, li spinge ad agire, a battersi? La pura smania del potere? No, non credo. C’é, nei più grandi di loro,  accanto alla delusione per gli esseri umani, una misteriosa passione. Una passione totale come l’amore, come il gioco, come la  droga. Ma il loro grande amore, non è un individuo, nessun individuo. E’ la collettività stessa.
Il politico é identificato con la collettività, la ama e vuol esserne riamato, la guida e nello stesso tempo se ne sente lo  strumento, il servitore. E ne ricava una energia straordinaria, un eccitamento indicibile, che lo porta a resistere ad ogni  affronto, e a superare, talvolta, il confine fra il bene ed il male.

di Francesco Alberoni

la società incivile e la politica

http://rootiers.blogspot.com/2012/02/la-politica-e-lincivile.html

sabato 11 febbraio 2012

AbC

Passus sofferto Antonio Barbieri 2000

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[passus, sofferto] passione del canto

31 marzo 2000 Passione e Canto:  Coro del CIMA di Sabine Mielke Cassola e Sergio Seminovitch, di Piero Leone, di Francesca Cerocchi alla Biblioteca Angelica di Roma. Con Costantino Sigismondi, Sandro Cappelletto, Antonio Barbieri.

  1. L'ospite #t=00m02s
  2. Coro da camera #t=04m20s
  3. Costantino Sigismondi #t=37m52s
  4. Sandro Cappelletto #t=72m00s
  5. Piero #t=97m22s
  6. Coro Grande  #t=101m20s
  7. Sabine GRAN FINALE #t=110m14s
  8. Antonio Barbieri Passus




Caro Orazio Converso, Il tuo video potrebbe contenere materiale di proprietà o concesso in licenza da GoDigital MG For a Third Party. Non è richiesta alcuna azione da parte tua; se ti interessa sapere come ciò influirà sul tuo video, visita la sezione "Corrispondenze ID video" del tuo account per ulteriori informazioni. Sincerely, team di YouTube 
DISCLAIMER: I do not own legal rights to the words, notes, and keys of this music. No copyright infringement is intended. The intention of this music is for entertainment purposes only. DISCLAIMER: Non possiedo i diritti legali per le parole, note e chiavi di questa musica. Nessuna violazione del copyright: questa musica è eseguita per diletto (e di intrattenimento ?)

giovedì 9 febbraio 2012

Più Gooooooogle!

http://www.ninjamarketing.it/2012/01/16/google-search-plus-your-world-ma-ci-sono-ancora-dei-buchi/




 
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martedì 7 febbraio 2012

sulle ali del Tablet


- «Abbiamo bruciato le tappe. Siamo partiti subito con cinque categorie merceologiche, contro le due del sito francese, e in meno di un anno abbiamo aggiunto anche Kindle egli ebook». Martin Angioni, country manager Amazon Italia ha festeggiato la fine dell’anno con risultati record. La libreria online ha aperto in Italia poco più di dodici mesi fa e lo scorso ottobre è sbarcata sul mercato italiano anche iBooks di Apple. I due big di Internet hanno fatto decollare le vendite, scavalcato la regina del mercato Ibs, e rivoluzionato in poco tempo tutto il mercato. Non solo quello commerciale. Col loro arrivo, infatti, è esploso il mercato degli ebook che, pur rappresentando una quota marginale del mercato, ha segnato la svolta. 


Piattaforme digitali, scaffali virtuali, libri senza carta. Tutta la filiera editoriale è in fermento, afferma l’Eurispes che ha diffuso i dati di una survey sul settore dalla quale emerge che sono in rapida crescita gli editori digitali, sia audio che video: 413 nel 2007, un numero ancora piccolo rispetto agli 8.373 editori totali censiti, ma comunque indicativo di una tendenza sempre più diffusa 


Nel conto sono compresi gli editori on demand, categoria che raccoglie una nuova classe di stampatoritipografi. Cambia il mercato, cambia il modello di business. 


Ora, con la diffusione dei Tablet, la grande accelerata. Negli Usa sotto Natale sono stati venduti 40 milioni di nuovi device. L’Europa, seppure più lentamente, segue il trend. E in Italia il lancio di Kindle Fire, in primavera, farà impennare le vendite. Titoli originali, format innovativi: è la strategia vincente degli editori del nuovo millennio. 


In cima alla classifica dei libri più venduti online figurano - Quattro dipendenti, 1000 copie vendute: un microcosmo che però fa marciare l’economia e l’occupazione. «Fino al 2010 non arrivavamo al pareggio di bilancio per via dei costi della carta, della spedizione e distribuzione, dalla metà del 2011 dopo che abbiamo puntato sull’editoria digitale siamo in attivo», racconta Francesco Verso, direttore della collana di punta di Kiddle Avatar che a 34 anni, che ha avuto l’intuizione di puntare su questo settore quando, a 34 anni e dieci spesi nell’informatica, s’è ritrovato disoccupato.
«Siamo partiti che non c’era niente, né Kindle né iPad, oggi vendiamo 200 titoli al mese in ebook, circa 350 in audiolibro e 400450 in "app"», racconta Simone Bedetti, fondatore di Area51Publishing. L’app è il cosmo dove tutto è possibile: videogioco, utility, libro, strumento per creatività, fotografia. La leva che farà decollare il mercato dell’educazione, anche quella scolastico. Altro nuovo fronte del business.


 Sono ancora molti gli editori tradizionali che controvoglia pubblicano ebook. Ma i più intraprendenti sono già saliti sul treno del nuovo business. [PAOLA JADELUCA]

sabato 4 febbraio 2012

la liberazione di ciascuno di noi



La Resistenza cancellata
Prefazione
A ripensarci sessantanni dopo, ci chiediamo come sia stata possibile quella guerra di liberazione. Non la Liberazione del 25 aprile 1945, dell'insurrezione, della discesa nella pianura e nelle citta, ma la liberazione di ciascuno di noi dal provincialismo, dal fascismo, dal perbenismo piccolo-borghese. La prima e più importante cosa che i libri di storia non spiegano, che i documenti non raccontano della guerra partigiana e questo stato d’animo di libertà totale ritrovata proprio negli anni in cui un giovane normale conosce il suo destino obbligato: quale posto, quale lavoro, quale ceto, quale donna sono stati preparati e spes- so imposti per lui; quale sara la sua prevedibile vita, quali vizi dovra praticare per cavarsela, dove troverà il denaro per campare. E invece, d'improvviso, in un giorno del settembre del '43, si ritrova totalmente libero, senza re, senza duce, libero e ribelle, con tutta la grande montagna come rifugio. Libero anche dal denaro e dalla famiglia. Si, certo, la famiglia e i suoi affetti rimangono, ma che sia ben chiaro, a casa non si torna fin quando dura la meravigliosa avventura della libertà, dell’essere padrone del proprio destino. Alea iacta est, avremmo potuto dirci quel pomeriggio di settembre in cui varcavamo non il Rubicone ma la Stura di Demonte, diretti alla montagna della Val Grana, verso il Comboscuro degli occitani.

5 | Partigiani della montagna (gennaio 2004) | giorgio bocca

giovedì 2 febbraio 2012

MondoAiLatiDididattica


mal didattica

December 25, 2009 at 11:12 am
darwinismo del MondoAiLati
Contributo di editor - Postato da editor il Saturday, 03 July 2004
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i mercati sono conversazioni
Contributo di editor - Postato da editor il Monday, 12 September 2005
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il pensiero ordinato e i segni
Contributo di editor - Postato da editor il Monday, 20 December 2004
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LearningHub con l'Emittente Telematica
Contributo di editor - Postato da editor il Tuesday, 17 January 2006
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statico/dinamico sul web
Contributo di editor - Postato da editor il Wednesday, 13 October 2004
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http://mondoailati.unical.it/didattica/modules.php?name=Search&author=&topic=33&min=0&query=%&category=3&alfa=1

per Nietzsche quanto per Debord:


In girum imus nocte et consumimur igni

January 8, 2010 at 5:32 pm
Essa esprime perciò molto bene l’esperienza, che fu tipica degli Stoici antichi , della synkatathesis, dell’assenso del saggio alla heimarmene, alla provvidenza, da loro intesa come la serie inviolabile delle cause, “la legge razionale in base alla quale le cose avvenute sono avvenute, quelle che avvengono avvengono e quelle che avverranno avverranno” (Pohlenz, 1959). Connessa a tale esperienza è l’idea stoica dell’eterno ritorno, cioè del ripetersi di periodi cosmici ricorrenti, nei quali avvengono di nuovo gli stessi eventi già avvenuti precedentemente.
Come è noto, Nietzsche ha ripreso la concezione stoica dell’eterno ritorno intendendola non come una legge sovrastorica, ma come una “volontà di eterno ritorno”, come amor fati: solo così il passato può cessare di essere causa di frustrazione e d’impotenza.
Il futuro non potrà darci nulla di meglio di quanto non ci abbia dato il passato. La via dell’utopia è sbarrata tanto per Nietzsche quanto per Debord: essa è estranea al “grande stile”.
Dice Debord: “Quanto a me, io non ho mai rimpianto nulla di quello che ho fatto, e confesso di essere tuttora assolutamente incapace d’immaginare che cosa avrei potuto fare di diverso, essendo ciò che sono” (1978).
Orazio Converso“Non ho mai capito molto bene - dice - i rimproveri , che mi sono stati fatti, secondo i quali io avrei perduto questa bella truppa in un assalto insensato, o per una sorta di compiacimento neroniano (...) Prendo senz’altro su di me la responsabilità di quello che è avvenuto” (1978).

Prevale l’atteggiamento stoico di accettazione del presente e del passato ; questo è senz’altro un aspetto molto importante del “grande stile”.
La vita è un labirinto da cui non si può uscire: da ciò appunto deriva il titolo del suo film In girum imus nocte et consumimur igni. Questa frase, che letteralmente vuol dire “giriamo in tondo nella notte e siamo divorati dal fuoco”, presenta la curiosa caratteristica di poter essere letta dalla lettera finale fino alla lettera iniziale senza il minimo mutamento.

January 8, 2010 at 5:41 pm

Routers and rootiers.

Fantastici mostri tecnologici. Routers and rootiers.
February 17, 2010 at 10:13 am
 Leader in Germania con il 68 % del mercato e seconda in Europa con il 21% di market share nell’ambito dei prodotti per la banda larga, la comunicazione VoIP e il mondo multimediale, l’azienda tedesca AVM punta, con precisione "teutonica", a realizzare dispositivi sempre più all’avanguardia dal punto di vista tecnologico. Il router ADSL Fritz!Box WLAN 7270 vanta una serie di caratteristiche che lo rendono in grado di svolgere tutte, o quasi, le funzioni legate alle comunicazioni sia in casa sia in un piccolo ufficio.

Tra queste una notevole velocità di trasferimento dei dati in WiFi, la possibilità di collegare fino a quattro pc anche via cavo, due telefoni analogici o fax in uscita e di gestire sei cordless DECT, creando un vero e proprio centralino con numeri interni, smistamento delle telefonate e segreteria telefonica. Come se questo non bastasse, il router può diventare un NAS: infatti, collegando un hard disk esterno o una chiavetta alla porta USB 2.0 del dispositivo, si possono condividere i contenuti tra i vari dispositivi (pc, smartphone, console) che sono in rete. Un router che risponde alle esigenze del WiFi home e business come del resto anche i nuovi prodotti, che verranno presentati in anteprima al Cebit (marzo 2010).

Tra questi il Fritz!Box WLAN 7390, che ha le tre antenne integrate (quindi non sono visibili), dispone di 2 gigabyte di memoria interna dedicate alla funzionalità NAS, di due porte USB 2.0 e offre il supporto della tecnologia VDSL2, evoluzione dell’ADSL, con una velocità in banda larga fino a 100 megabit al secondo. Ai due router può essere abbinata FRITZ!WLAN USB Stick, la chiavetta per dotare di connettività WLAN i computer che non la supportano: in questo modo, utilizzando AVM Stick & Surf, si può creare facilmente una rete WiFi che consenta a tutti i computer di casa, o dell’ufficio, di navigare senza fili.

Un’altra novità è rappresentata dal FRITZ!WLAN Repeater N/G che potenzia la portata di tutti i tipi di reti WiFi, in particolare le nuove WLAN N, con una velocità di trasmissione fino a 300 Mbps. Ma non solo. Integra un’uscita audio analogica e una digitale nonché un trasmettitore FM per cui è possibile trasferire e ascoltare sullo stereo o su una radio i contenuti audio riprodotti al computer.

Nei prossimi mesi dovrebbe arrivare sul nostro mercato anche il primo telefono cordless DECT a marchio AVM. Si tratta del FRITZ!Fon MTF che si distingue per il design sottile ed elegante e per il supporto alla tecnologia CATiq (Cordless Advanced Technology – Internet and Quality), un nuovo standard che offre una qualità audio superiore rispetto ai telefoni tradizionali. Oltre a questo consente di ricevere, per esempio, feed RSS e mail sul proprio telefono aggiornabile via Internet. Il FRITZ!Fon MTF può anche essere usato come telecomando per controllare a distanza il router.
Cristiano TestaFritz (w)Lang Repeater N/G
February 17, 2010 at 11:37 am
Marco Antonio MauroPura pubblicità di AVM? I vari prodotti Fritz non hanno mai centrato gli obbiettivi preposti ad essi dalla casa teUtonica se non uno: alleggerire il portafoglio del cliente di più rispetto alla concorrenza.

Poi il VDSL quì è pura utopia: siamo i più digital-divisi in Europa!

February 18, 2010 at 12:49 am

Chi studia l'emittente telematica


Chi studia l'emittente telematica

March 26, 2010 at 4:38 pm
I media attuali sono inadeguati alla forte richiesta di interattività che viene dalla società complessa, non più stratificata in modo ordinato ma orientata a modelli gassosi turbolenti ed in adattamento continuo agli ambienti di riferimento. La rete Internet per questo è divenuta man mano il loro rifugio sotto forma di web-radio web-tv - senza contare i quotidiani online, ibridi multimediali con funzioni interattive, attenti agli aggregatori di informazione e alle modalità di lettura, e di fruizione in genere. Il passo decisivo è maturo, quello dell Emittenza Telematica, della rete che si fa media capovolgendo nel contempo l'asse utente/giornalista a favore del primo termine, andando decisamente verso il peer to peer e la community degli utenti. Così il sistema trasferisce le funzioni di controllo dei processi dal giornalista d'informazione (ruolo datato eterodiretto) ai redattori di nuova medialità con funzioni più prossime alla gestione di risorse umane (e non solo) e di ascolto diretto tramite callweb con specifiche delle chat estese.

Con il multicanale, oltre Internet, utilizzandone i protocolli, e con il mobile computing, la rete matura è cosa fatta, non resta che organizzare ora le persone e le risorse.

L'economia e la cultura digitale sono pronte a fare la rivoluzione sociale del sempre connessi, procedendo ad un vera riterritorializzazione, quando cadono le analisi affrettate di scomparsa nel virtuale, robotizzazione, cybercultura. E' la società in tutte le espressioni ed estensioni che mette in rete digitale le sue relazioni, e quindi persone con persone, cose con cose, persone con cose e cose con persone.

Le tensioni che irrisolte si accumulavano nel secolo scorso trovano chiarezza e applicazione curiosamente umanista in un contesto ultracarico di tecnologie con il digitale. Le tecniche e i loro correlati oggetivi infatti magnificano gli individui come persone in una più fine e continua negoziazione del sociale con il culturale, il politico, l'economico.
Orazio Conversoe dunque (ancora Pellizzi del 95):

Probabilmente gli "umanisti", intendendo per tali tutti gli scienziati disposti a sollevare lo sguardo, saranno impegnati nei prossimi anni nella trascrizione di testi, cioè in un'operazione di progettazione della memoria, e, aggiungiamo, di ridefinizione della scrittura, del suo uso e del suo significato nel mondo attuale. Ora l'italianistica, non solo perché si occupa di una delle letterature moderne più antiche e più ricche, ma per una sua familiarità filosofica con i rapporti tra la scrittura e il mondo, non può non essere chiamata a contribuire con il pensiero e con la tecnica a tale lavoro
March 26, 2010 at 6:08 pm
Maria Concetta PetrolloPerò che enorme stress essere sempre connessi, sempre in relazione e comprensione, sempre, sempre, senza quelle parentesi enormi che danno la lettura solitaria, la stessa tivi cicalante e monotona. Perché non é che ci puoi stare un po' e un po' nel digitale: se ti connetti ci sei dentro tutto in dispendio di tutto, se non lo accendi il computer sei del tutto fuori ( tranne che per prendere i soldi al bancomati che é lo stesso uno stress...) Dico stupidaggini eh?
March 26, 2010 at 9:20 pm
Orazio ConversoDa oggi un Centro di monitoragggio raccoglierà tutti i segnali video delle telecamere sparse su Roma. Il Centro metterà in rete le informazioni video che finora facevano capo a istituzioni e aziende diverse. «Questo centro - ha detto il sindaco Gianni Alèmanno - è il primo step per metttere in rete tutti i presidi di viigilanza presenti sul nostro terrritorio».
Al Centro di monitoraggio giungeranno i segnali delle telecamere di Atac, Roma mobilità, dipartimento XII (monumenti, siti museali), Acea, Ente Eur, Dipartimento sicurezza, Polizia municipale.

1 person liked this - Anna Rita Succurro

sabina fiorenzi - era ora: l'apoteosi dell'editorMar

orazio converso - In totale, saranno 1.30O da subito e 5.396 nei prossimi mesi, quando il Centro entrerà a pieno regime. Nel dettagllo, tutti i segnali provenienti dalle telecamere saranno registrati e monitorati dal personaledel Centro 24 su 24 con la possibilità di «illluminare» un'area di crisi in caso di emergenza, attivando le sale operative interessate alI'evento: 118, 113, 112, 115.
Nei prosssimi giorni, saranno connessi al Centro di monitoraggio anche 10 autobus Atac dotati di telecamere a bordo e saranno dotate di telecamere alcune macchine della Polizia. Investimento complessivo di 250mila euro.
«I corpi di Polizia che saranno in grado di garantire la privacy», ha assicurato Alemanno.

Mar 26
Ezia Campise - mi mette un po' ansia ...2:43

orazio converso - I corpi di Polizia che saranno in grado di garantire la privacy....ah ah ah, mitico!
la privacy! (e magari il copyright)

Ezia Campise - ahahahah10:56

orazio converso - Preside con l'iPod contro l'assenteismo
Milano: badge ai ragazzi, display in aula e la dirigente dell'istituto che tiene tutto sotto controllo/

http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/03/25/foto/milano_la_scuola_del_grande_fratello-2904596/1
March 27, 2010 at 3:42 pm
Orazio Converso..Dico stupidaggini? Beh, non sembra. Dobbiamo chiedere chi controlla chi, al sindaco Alè. Quella "tele visione" la vede solo lui??!
March 27, 2010 at 3:47 pm
Maria Concetta PetrolloTerribile, ci toccherà sgusciare come vermi oppure fare gli attori tutte le volte che usciamo di casa...
March 27, 2010 at 5:42 pm
Orazio ConversoIn realtà è cosa antica, alle origine delle psicologie umane, prima non so dire.
Noi diamo da sempre un'immagine di noi stessi, quel che crediamo di essere: è una continua recita per mettere a fuoco i rapporti con altri.
March 28, 2010 at 10:18 am
Maria Concetta Petrolloaveva ragione mia mamma: una vera signora non esce di casa se non ha la testa e le scarpe in ordine!
March 28, 2010 at 1:20 pm
Orazio ConversoIl modello televisivo rimane e vince per tanti motivi, non ultima la sua facilità e diffusione, ma in sostanza perchè il tempo la vince sullo spazio. La scansione dello scorrere delle nostre esistenze quotidiane necessita di un timer e di un focus spaziale sul quale puntarlo. Ora il digitale permette non solo di porre in sequenza le produzioni, ma di renderle disponibili in modo asincrono cumulandole in menù ordinate o in proposte casuali o direttamente nel database.

Se guardo la tivvù ed ho un mouse-telecomando posso realizzare, come spettatore, io stesso il mio video quotidiano: tra i canali e anche nello stesso canale. Fin qui la proposta delle agenzie di produzione multimediale e dei canali televisivi o telematici della trasmissione ed iscrizione digitale. Ma c'è, inoltre, un google-mode che introduce l'esplorazione delle produzioni individuali, la sperimentazione delle vite quotidiane e delle arti.
April 3, 2010 at 7:51 pm

i cretini

March 9, 2010 at 2:28 pm
"Ci sono cretini che hanno visto la Madonna e ci sono cretini che non hanno visto la Madonna.
Io sono un cretino che la Madonna non l’ha vista mai. Tutto consiste in questo, vedere la Madonna o non vederla.
San Giuseppe da Copertino, guardiano di porci, si faceva le ali frequentando la propria maldestrezza e le notti, in preghiera, si guadagnava gli altari della Vergine, a bocca aperta, volando.
I cretini che vedono la Madonna hanno ali improvvise, sanno anche volare e riposare a terra come una piuma. I cretini che la Madonna non la vedono, non hanno le ali, negati al volo eppure volano lo stesso, e invece di posare ricadono come se un tale, avendo i piombi alle caviglie e volendo disfarsene, decide di tagliarsi i piedi e si trascina verso la salvezza, tra lo scherno dei guardiani, fidenti a ragione dell’emorragia imminente che lo fermerà. Ma quelli che vedono non vedono quello che vedono, quelli che volano sono essi stessi il volo. Chi vola non si sa.
Un siffatto miracolo li annienta: più che vedere la Madonna, sono loro la Madonna che vedono. È l’estasi questa paradossale identità demenziale che svuota l’orante del suo soggetto e in cambio lo illude nella oggettivazione di sè, dentro un altro oggetto. Tutto quanto è diverso, è Dio.
Se vuoi stringere sei tu l’amplesso, quando baci la bocca sei tu.
Divina è l’illusione. Questo è un santo. Così è di tutti i santi, fondamentalmente impreparati, anzi negati. Gli altari muovono verso di loro, macchinati dall’ebetismo della loro psicosi o da forze telluriche equilibranti - ma questo è escluso -. È così che un santo perde se stesso, tramite l’idiozia incontrollata. Un altare comincia dove finisce la misura. Essere santi è perdere il controllo, rinunciare al peso, e il peso è organizzare la propria dimensione. Dove è passata una strega passerà una fata.
Se a frate Asino avessero regalato una mela metà verde e metà rossa, per metà avvelenata, lui che aveva le mani di burro, l’avrebbe perduta di mano. Lui non poteva perdersi o salvarsi, perchè senza intenzione,inetto.
Chi non ha mai pensato alla morte è forse immortale. È così che si vede la Madonna.
Ma i cretini che vedono la Madonna, non la vedono, come due occhi che fissano due occhi attraverso un muro: un miracolo è la trasparenza. Sacramento è questa demenza, perchè una fede accecante li ha sbarrati, questi occhi, ha mutato gli strati - erano di pietra gli strati - li ha mutati in veli. E gli occhi hanno visto la vista. Uno sguardo. O l’uomo è così cieco, oppure Dio è oggettivo.
I cretini che vedono, vedono in una visione se stessi, con le varianti che la fede apporta: se vermi, si rivedono farfalle, se pozzanghere nuvole, se mare cielo. E davanti a questo alter ego si inginocchiano come davanti a Dio.
Si confessano a un secondo peccato. Divino è tutto quanto hanno inconsciamente imparato di sè. Hanno visto la Madonna. Santi.
I cretini che non hanno visto la madonna, hanno orrore di sè, cercano altrove, nel prossimo, nelle donne - in convenevoli del quotidiano fatti preghiere - e questo porta a miriadi di altari. Passionisti della comunicativa, non portano Dio agli altri per ricavare se stessi, ma se stessi agli altri per ricavare Dio. L’ umiltà è conditio prima.
I nostri contemporanei sono stupidi, ma prostrarsi ai piedi dei più stupidi di essi significa pregare. Si prega così oggi. Come sempre. Frequentare i più dotati non vuol dire accostarsi all’assoluto comunque. Essere più gentile dei gentili. Essere finalmente il più cretino. Religione è una parola antica.
Al momento chiamiamola educazione".
Carmelo Bene
monologo da "Nostra Signora dei Turchi":

..«spirituale»

March 9, 2010 at 1:16 pm
Ma dobbiamo pur rassegnarci a impiegare questo termine,
poiché gli altri aggettivi o specificazioni possibili - «psichico », «morale»,
«etico», «intellettuale», «di pensiero», «dell'anima» - non coprono tutti gli
aspetti della realtà che vogliamo descrivere. Si potrebbe evidentemente
parlare di esercizi di pensiero, poiché, in tali esercizi, il pensiero fa in
qualche modo di se stesso la propria materia, e cerca di modificare se
stesso. Ma la parola «pensiero» non indica in maniera abbastanza chiara
il fatto che l'immaginazione e la sensibilità intervengano in questi esercizi
in un modo molto importante. Per gli stessi motivi, non possiamo accontentarci
di «esercizi intellettuali», sebbene gli aspetti intellettuali (definizione,
suddivisione, ragionamento, lettura, ricerca, amplificazione retorica) vi
svolgano una parte molto importante.
«Esercizi etici» sarebbe un'espressione abbastanza seducente, poiché,
come vedremo, gli esercizi in questione contribuiscono fortemente alla
terapia delle passioni e si riferiscono alla condotta della vita. Eppure anche
questa sarebbe una visione troppo limitata. In realtà tali esercizi (il testo di
G. Friedmann ce lo fa intravvedere) corrispondono a una trasformazione della
visione dd mondo e a una metamorfosi della personalità.
La parola «spirituale» permette, a nostro avviso, di fare capire come tali
esercizi siano opera non solo del pensiero, ma di tutto lo psichismo
dell'individuo, e, soprattutto, rivela le vere dimensioni di questi, esercizi:
grazie ad essi, l'individuo si eleva alla vita dello Spirito oggettivo,
ossia si colloca nella prospettiva del Tutto «eternarsi superandosi»).
Accettiamo, se è necessario, questa espressione «esercizi spirituali»,
dirà il nostro lettore. Ma si tratta degli Exercitia spiritualia di Ignazio da
Loyola? Quale rapporto esiste fra le meditazioni di Ignazio e il programma
di G. Friedmann: «Uscire dalla durata... eternarsi superandosi»? La nostra
risposta, semplicissima, sarà: gli Exercitia spiritualia non sono che una
versione cristiana di una tradizione greco-romana, di cui dovremo mostrare
l'ampiezza. In primo luogo, il concetto e l'espressione «esercitium spirituale»
sono testimoniati, ben prima di Ignazio da Loyola, nell' antico cristianesimo
latino, e corrispondono all'aschesis del cristianesimo greco'. Ma, a sua (..)
..«spirituale».

Fallo di rigore

March 8, 2010 at 12:06 pm
Fallace, dal latino fallaciosus, abile o abituato ad ingannare, pieno di ipocrisia: la desinenza di questo aggettivo equivale al superlativo diingannevole. Ciò che inganna o induce in errore in qualsiasi modo èingannevole. Ciò che inganna o induce in errore in qualsiasi modo èingannevole: ciò che è fatto per ingannare, abusare, gettare nell'errore con un proposito deliberato di ingannare con l'artificio e l'imponente apparato più adatto a trarre in inganno, èfallace.
Ingannevoleè un termine generico e vago; tutti i tipi di segni e di apparenze incerte sono ingannevoli: fallace designa la falsità , l'ipocrisia, l'impostura calcolata; dei discorsi delle proteste, dei ragionamenti sofistici sono fallaci. Questo termine ha dei nessi con impostore, seduttore, insidioso, capzioso, ma non ha equivalenti.
Impostoredesigna tutti i generi di false apparenze, o di trame concertate per trarre in inganno o per nuocere; l'ipocrisia, ad esempio, la calunnia, etc.Seduttoreesprime l'azione propria di impadronirsi di qualcuno, di fuorviarlo con mezzi abili ed insinuanti.Insidiosoindica unicamente l'azione di tendere abilmente dei tranelli e di farci cadere la vittima.Capziososi limita all'azione sottile di sorprendere qualcuno e di farlo cadere in errore.Fallaceriassume la maggior parte di questi aspetti.

    dunque (ah-ah-ah) riassumendo
  1. Impostoredesigna tutti i generi di false apparenze, o di trame concertate per trarre in inganno o per nuocere; l'ipocrisia, ad esempio, la calunnia, etc.
  2. Seduttoreesprime l'azione propria di impadronirsi di qualcuno, di fuorviarlo con mezzi abili ed insinuanti. 
  3. Insidiosoindica unicamente l'azione di tendere abilmente dei tranelli e di farci cadere la vittima. 
  4. Capziososi limita all'azione sottile di sorprendere qualcuno e di farlo cadere in errore.
  5. Fallaceriassume la maggior parte di questi aspetti.

olè

esprimere la propria cultura


La razionalizzazione dei mercati

April 14, 2010 at 3:55 pm
Una signora scrive una lettera al giornale quotidiano della città in cui opera. Ha un banco al mercato di quartiere, da anni vende i prodotti della sua piccola azienda agricola. Racconta di come, dopo il trasferimento nella nuova sede, gli sia passata la voglia di lavorare: ambiente razionale che ha interrotto tutta la comunicazione del vecchio mercato confuso ed i rapporti con i colleghi vicini, con i clienti, con i passanti si sono drammaticamente abbassati.
Mi ricorda subito Barthes ed il suo "parlare all'orecchio del saggio, ma in pieno mercato", il suk, i caffè all'aperto, la piazza, lo struscio al corso.
Orazio Converso«Vivo in una società di emittenti (e anch’io lo sono): ogni persona che incontro o che mi scrive, mi manda un libro, un testo, un bilancio, un annuario, una protesta, un invito a uno spettacolo, a una mostra ecc. Il godimento di scrivere, di produrre, preme da tutte le parti; ma dal momento che il circuito è commerciale, la produzione libera rimane inghiottita, sconvolta e come smarrita; nella maggior parte dei casi, i testi, gli spettacoli vanno dove non vengono richiesti; incontrano, per loro disgrazia, delle “relazioni”, non degli amici, e ancor meno dei partner; il che fa sì che questa specie di eiaculazione collettiva della scrittura, nella quale si potrebbe vedere la scena utopica d’una società libera (in cui il godimento circolerebbe senza passare attraverso il denaro), degenera oggi in apocalisse». Roland Barthes.
April 15, 2010 at 9:58 am

che ad ogni parte politica e sociale fosse data la possibilità di esprimere la propria cultura

March 31, 2010 at 3:39 pm
editor: Grande Vendola!! Sei tutti Voi!Edit

 editor - Ho amici (due) che hanno Vendola in gran conto; voglio proporre loro questo stralcio d'intervista dal tiggì di stasera: "...i partiti, specie di sinistra, non hanno saputo esprimere delle narrazioni credibili...", capito? N-a-r-r-a-z-i-o-n-i, amici miei.
Ma tu pensa!


Ah, e poi ha parlato di "vocabolario", per rincarare.
Poi ho mollato.

saab - Vendola ha dichiarato al tg3 ieri sera che lavora perchè la sinistra si ri-appropri dell'egemonia culturale e politica in QUESTO PAESE (che Dio stramaledica D'Alema per aver coniato questa o r e n d a espressione continuamente sulla bocca di tutti, in modalità trasversale...).
Ora, dico io, ammesso e non concesso che in questo momento ci sia un'altra forza politica che detenga l'egemonia culturale IN QUESTO PAESE (non parlo di quella politica), ma che: è una cosa bella che ci sia una parte politica che detenga egemonie di qualunque genere in qualunque Paese (che anche non sia QUESTO)!?
 Io ritengo di no. Nel mio Paese Ideale preferirei che questo non accadesse, che non ci fossero egemonie culturali, che ad ogni parte politica e sociale fosse data la possibilità di esprimere la propria cultura (sempre che sia in grado di farlo, cosa che non sempre accade, per colpa grave) senza che chi detiene il potere conculchi questo diritto, occupando massivamente e proterviamente ogni spazio disponibile di produzione culturale, con risvolti inevitabili anche sul lavoro (lavoro, quello che se fai una cosa poi ti danno del denaro in cambio) delle persone che operano in quel settore.


Mi sembra che dovrebbe essere abbastanza pacifico per tutti coloro che pensano e operano in buona fede che un'egemonia, culturale e politica, sia da evitare come la peste. A Vendola ' sta cosa gli è proprio sfuggita dal cuore nell'euforia della vittoria: non so, mi ricorda qualcosa che non mi piace, da qualunque parte provenga.

many roots - E nel Pd si è già aperta la resa dei conti (fonte La Repubblica): conti, e quando mai qualcuno ha pagato! Ah, parlano dei soldi da spendere, ah ah
10:08 am
Orazio ConversoOra il direttore de La repubblica ci spiega che Vendola ha un suo giro retorico, una sua epica..
..sa parlare al suo popolo come di pieto bossi berlusconi..

E poi, Ezio Mauro Direttore, "perchè per cambiare linguaggio devi sapere prima che cosa sei".
March 31, 2010 at 3:50 pm
Orazio Converso
L'identità, dunque. E il mito. Ancora! Per uscire dalla società dello spettacolo si deve ritornare indietro, insomma.

Beh, ritornateci voi, con Vendola o con chi vi pare.
March 31, 2010 at 3:54 pm
Raul Enzo FedeliVendola :''Bisogna ovviamente discutere con le culture moderate, con il ceto politico che si stacca dal berlusconismo - ha aggiunto - e però bisogna mettere in campo soprattutto un programma credibile, un'idea di alternativa che sia coinvolgente. Credo che ciascun attore del centrosinistra sia inadeguato, sia portatore di una storia parziale, di cose anche importanti, ma del tutto inadeguato alla necessità di ricostruire una egemonia culturale e politica a sinistra''

Orazio leggi bene prima di dire cose: ha detto egemonia culturale nel centrosinistra.
Traduco: in questa galassia della sinistra forse serve riunire le culture e le storie della sinistra.
March 31, 2010 at 3:57 pm
Orazio ConversoEcco Raul, evocato, che sorge.. E' che a te sembra incredibile!

Abbiamo letto bene "del centro sinistra".. ti sembra incredibile, o semplicemente non-credibile, una società liberata dalle egemonie? Molteplice contraddittoria viva emancipata da queste tutele? Una società di cittadini adulti?

Ecco, vorrei sapere, ti rassicura una società "ordinata", non capisco, eterodiretta da questi Amanti del Popolo?
March 31, 2010 at 4:48 pm
Orazio ConversoIdentità, Egemonia, Narrazioni. Siamo ritornati al paesello, aru fuculari, alla gabbia parentale, al "governo": e dove credevamo di poter andare, noi poveri illusi?

Ordine! Ordine! ..magari nuovo, nazionale, comunitario.
March 31, 2010 at 4:57 pm
Raul Enzo FedeliGuarda Orazio che quello che Vendola dice non è nostalgia dell'egemonia culturale nella sinistra e tantomeno nella società (di cui non parla) ma la possibilità di ricondurre le diverse anime che sempre ci sono e sempre ci saranno nella sinistra ad un percorso politico comune per poter proporsi come forza di governo alternativo alla destra.
Però forse mi sbaglio e dietro Vendola si nasconde il solito stalinista.
March 31, 2010 at 5:05 pm
Orazio ConversoSì, ecco: "Credo che ciascun attore del centrosinistra sia inadeguato, sia portatore di una storia parziale, di cose anche importanti, ma del tutto inadeguato alla necessità di ricostruire una egemonia culturale e politica a sinistra".
E dajè!

Guarda che lui non si rende minimamente conto, eh.
March 31, 2010 at 5:32 pm
Raul Enzo FedeliHai ragione, infatti in tutt'Italia si stanno creando le "fabbriche di Nichi" per poter imporre un pensiero egemone su tutti.
March 31, 2010 at 6:41 pm
Orazio Conversooddio, davvero? allora avevo visto bene.
April 1, 2010 at 9:55 am
Raul Enzo Fedeli:)
April 1, 2010 at 10:46 am