domenica 27 febbraio 2011

biorepair


Saint-John Perse - Esegui il download Saint-John Perse di musica ...

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itunes.apple.com/it/artist/saint-john-perse/id206629740 -
Chi dipinge il segnale sulla fronte dei piu' alti promontori; Chi segna con croce bianca il fianco degli scogli; Chi lava con latte magro le grandi casematte d'ombra, appie' dei semafori, ed e' un luogo di cinerarie e di macerie per il diletto del saggio; Chi prende alloggio, per la stagione delle piogge, con gente di pilotaggio e di cabotaggio - presso il guardiano d'un tempio morto su una punta di penisola (ed e' uno sperone di pietra grigio-blu, o sull'alto tavoliere d'arenaria rossa); Chi e' avvolto, sulle mappe, nella corsa chiusa dei cicloni; Colui del quale s'illuminano, nelle notti d'inverno, le grandi piste siderali; o chi districa in sogno ben altre leggi di trasmigrazione e di derivazione; Chi cerca, a punta di scandaglio, l'argilla rossa dei grandi fondi per plasmare il volto del suo sogno; Chi si offre, nei porti, in sostituzione delle bussole per la navigazione di piacere... Chi sa la positura e il cosciale di presa dei maggiori cavi sottomarini; Chi ha cura sotto la citta', in un sito di ossari e fogne (ed e' proprio la scorza scoperta della terra), degli istrumenti lettori di puri seismi. Chi presiede, in tempo d'invasione, al regime delle acque, chi ispeziona i grandi bacini filtranti stanchi delle copule di effimere; Chi preserva dalla sommossa, dietro inferriate oroverdi, le grandi serre fetide del Gardino Botanico; i Grandi Uffici della Zecca, delle Longitudini e del Monopolio; e il deposito dei Fari, ove giacciono favole, lanterne (..)

matematica a scuola

l'impianto della scuola italiana è gentiliano: le scienze sono bassa cucina, roba da tecnici, alle élite si deve far studiare il latino. Tanto che abbiamo il vezzo di fare più latino che matematica persino al liceo scientifico.

Perché?

«I bambini delle elementari adorano le scienze e sono bravissimi. Percepiscono la matematica come un gioco, che gli può essere utile. Poi, all'inizio della scuola media si spezza sia il piacere che il senso di utilità. È fatto intenzionalmente».

Un complotto antiscientista?

«No, una sciocca convinzione che bisogna insegnare il linguaggio formale della matematica.

Che applicarla alla realtà sia una diminutio. Così i bastoncini diventano "segmenti", tanto per fare un esempio. Con l'illusione di insegnare il ragionamento astratto. Ma finendo nell'astruso. Le scienze sono materia concreta alle elementari, e diventano alle superiori narrazione astratta. Non fanno più un esperimento, non osservano più».

Invece?

«Invece io comincerei a dividere il monte ore settimanali in due parti. Da un lato certamente dobbiamo cominciare a insegnare la grammatica della matematica, e delle scienze. Ma in contemporanea occorre investire un tempo congruo per risolvere problemi reali che usano le regole imparate. Inutile fare infinite espressioni di primo grado senza sapere che sono il modo di cercare qualcosa che non conosciamo avendo tutte le informazioni necessarie».

Ma i problemi si fanno.

«No, si fanno problemi con situazioni irreali inventate apposta per usare le regole. Invece bisogna fare il contrario: usare la matematica per leggere un grafico, per pagare un conto, persino per giocare al lotto. Per vivere serve di usare le percentuali: i ragazzi imparano a fatica le frazioni ma vanno in tilt di fronte alle percentuali che sono frazioni in bàse 100, perché nessuno gliele fa usare. La matematica serve a capire quali dati, quali informazioni ci servono e a organizzarle con logica in modo da comprendere il mondo e govemare molti momenti della nostra vita».

Anche il bambino scienziato viene trasformato in un analfabeta scientifico alle superiori.

«A partire dalla scuola media domina una visione narrata delle scienze. Apprendo sui libri la fotosintesi, ma le piante restano là fuori. La scienza è il metodo sperimentale con cui impariamo a leggere il mondo, ma a scuola i nostri ragazzi apprendono al più a leggere la grammatica scientifica di un fenomeno, dalla fotosintesi all'entropia, e a riferirlo».

Invece?

«Invece sarebbe bello avere un gruppo di lavoro che lavora per mesi a costruire un esperimento a partire da un principio di fisica o di biologia cellulare o di chimica. Studia il principio e mette in piedi l'esperimento. Poi magari gira un video e lo mette si internet».

Ma i laboratori ci sono.

«Sì, e sono teatrini, dove gli studenti vanno e guardano, quando va bene, il professore che esegue un esperimento astruso che dovrebbe illustrare un principio scientifico: ancora grammatica e narrazione invece che realtà».

Che fare?

«In questi anni molti professori in molte scuole hanno fatto cose straordinarie. Restano esperienze isolate. La scuola si può cambiare solo con piccoli passi e solo puntando sugli insegnanti e i presidi che vogliono darsi da fare».

sabato 26 febbraio 2011

[emittente telematica] entrare a far parte del "non-circuito"

L'altra faccia del mobile payment.

Come funziona. Con l'aiuto di un programmatore, i due si sono messi all'opera per creare Square: un lettore magnetico in guisa di quadratino bianco (2,5 centimetri circa) da inserire nel jack audio dello smartphone. Poi sono passati alla scrittura del software e della relativa applicazione per iPhone. Il sistema funziona in maniera estremamente semplice: dopo aver "strisciato" la carta, il lettore trasforma i dati magnetici in segnale elettrico; l'applicazione, a questo punto, traduce le informazioni in un file criptato e le invia ai server di Square. E' qui, infine, che viene completata la transazione attraverso il network globale. La persona che effettua l'acquisto è chiamata a firmare direttamente sul cellulare, per poi decidere se preferisce la ricevuta via e-mail o sms. Creare un account ed http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/02/25/news/pagamenti_square_cellulare-12823085/ è altrettanto facile: basta scaricare l'applicazione dall'Apple App Store o (novità degli ultimi giorni) dall'Android Market, installarla sul proprio dispositivo, accettare i termini di servizio e inserire alcuni dati personali. Et voilà: il quadratino arriva per posta entro 48 ore, ma fin da subito è possibile accettare pagamenti digitando sull'iPhone o sul Droid poche, essenziali informazioni sulla carta e il suo proprietario.


I costi. Ovviamente, convertirsi a Square ha il suo costo: il sistema, infatti, "mangia" il 2,75% di ogni transazione, una percentuale che comprende i guadagni dell'azienda e i rimborsi per le compagnie di carte di credito. In termini assoluti, la spesa può sembrare maggiore rispetto all'attivazione e gestione di un terminale "tradizionale", ma - almeno nel mercato statunitense - la cosa non è così scontata. "Ci sono diverse ragioni per cui le persone comuni non accettano carte di credito", spiega ancora Dorsey. "Il sistema di pagamento è straordinariamente complesso, opaco e costoso. Innanzitutto bisogna richiedere un account da commerciante tramite una banca o un'organizzazione indipendente. La sola domanda implica un controllo del credito, che può richiedere fino a una settimana. Poi bisogna comprare l'hardware, che per i macchinari wireless si aggira attorno ai 900 dollari. Senza contare i costi mensili: tra i 15 e i 25 dollari, anche se i clienti non comprano nulla". Per tutte queste ragioni, aggiunge Keith Rabois, COO della start-up ed ex business manager a PayPal e LinkedIn, "ai commercianti Square conviene: è un modo di potenziare il loro giro d'affari".


[http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/02/25/news/pagamenti_square_cellulare-12823085/]


domenica 20 febbraio 2011

1967-Marcuse

ebook-Ita-Filosofia-Herbert-Marcuse-L'uomo-Ad-Una-Dimensione
Il facile parallelo storico con i barbari che minacciano l'impero della civiltà pregiudica l'argomento; il secondo periodo di barbarie potrebbe ben essere l'impero ininterrotto della civiltà stessa.

convideo

  • rootiers [with many roots]: CONVIDEO/nomina non sunt consequentia ...

    13 giu 2010 ... CONVIDEO/nomina non sunt consequentia rerum. 1. (nomina non sunt consequentia rerum, logica del significante, la produzione ...
    rootiers.blogspot.com/2010/06/convideo1.html - Copia cache
  • rootiers [with many roots]: [A] - CONVIDEO e il matrimonio fra Web ...

    25 gen 2011 ... [A] - CONVIDEO e il matrimonio fra Web e televisori nel 2011. La Tv diventa 3.0 e si fa "smart", quanto un cellulare di ultima generazione. ...
    rootiers.blogspot.com/.../convideo-e-il-matrimonio-fra-web-e.html - Copia cache
  • CONVIDEO/WEB | Emittenza Telematica

    CONVIDEO/WEB. Un giorno di pausa e' piuttosto lavoro che altro: uno sguardo ai settimanali, alla programmazione televisiva, ...
    elleboro.unical.it/drupalab/emittenzatelematica/?q=node/... - Copia cache
  • CONVIDEO/POESIA | Emittenza Telematica

    CONVIDEO/POESIA. Il mio bisogno, in questo momento, qui a Dipignano, mentre ...
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  • convideo (convideo) on Twitter

    convideo (convideo) is on Twitter. Sign up for Twitter to follow convideo (convideo) and get their latest updates.
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  • [1.1.3] Convideo Margi e la Loosetv | learninghub.rootiers.com

    7 apr 2010 ... Il convideo è il contesto: iniziato proprio dalla condivisione dello schermo luminoso dei monitor con la televisione, include ecografie e ...
    learninghub.rootiers.com/node/335 - Copia cache


  • Il convideo è il contesto: iniziato proprio dalla condivisione dello schermo luminoso dei monitor con la televisione, include ecografie e radiografie, bancomat, vigilant camera, nel movie ed ètelevisione sciolta in un server degli hacker e degli ingegneri, per cominciare, e messa in palinsesto1.Il Convideo era l'annuncio della convergenza dai vari supporti sui monitor, quali periferiche d'interfaccia comuni alle elaborazioni più distanti, unificati dal dominio spettacolare della televisione. Nella scena ove i confini del pubblico e del privato si confondono irreversibilmente, ci si aggiusta in massa nella rete delle conoscenze che spingono la comunicazione a distanza, su supporti analogici e digitali o sui cavi. Si cominciano a stipare gelosamente nelle memorie familiari le registrazioni delle ecografie dei feti come attinti direttamente all'esplorazione del mistero della nascita, accanto agli ormai mitici video di nozze appena archiviate e alle registrazione delle vigilant camera nella corsa chiusa dei ciclonicortocircuitati sui possedimenti più vari di aziende, uffici, stazioni, a guardia di cancelli automatici o a spiare sull'angolo degli edifici. La consueta affacciata alle finestre dei bancomat sulle strade cittadine, le biglietterie automatiche alle stazioni, i display dei grandi blockbusters dell'homevideo compulsati per il cinema in casa, i distributori automatici di carburante o delle sigarette, sono emergenze ambientali consolidate e accettate per consuetudine metropolitana.
    Mobili nei walkman o imprigionate ancora nei totem informativi le guide interattive si esercitano per l'ingresso in rete, ed ecco Margi: “Ci muoviamo subito tenendo due pedali: verso l'identità più irripetibile fin dentro i fonemi, le caratteristiche somatiche, i nomi dei luoghi, i tagli del paesaggio incisi nella nostra terra e verso la possibilità che l'abitare una terra così intimamente sentita. Ci è dato di pensare tutto il mondo nelle sue diversità senza timori, in modo aperto, affrontandone la mutevolezza la precarietà e la sfida del nuovo che esso induce nel mondo con la naiveté degli artisti. Almeno questo - che Barthes interroga: Vorrei che qualcuno mi insegnasse che scrivere non significa tradire la propria sincerit
    à - come se veramente qualcuno oggi possa pensare seriamente di poter dare un nome ad un luogo come i pubblicitari in questa finzione/funzione pesante che si sono dati nei linguaggi della persuasione, (..) ”,
    2 .Si è impegnati a fondo nel corpo sociale sulle relazioni tra le persone e i luoghi, contando sull'energia visionaria dei media, lavorando nella sperimentazione ormai a ridosso della rete telematica in un ambiente che noi stessi avevamo fortemente designato fino ad allora come televisivo: dovevamo usare questo, il mondo della televisione ricreato ovunque fosse possibile, per quella, la prosopopea telematica. Ecco le nostre Istruzioni per Loosetv, suggestioni e pertinenze evidenti anche a distanza di tempo:

    L’amore firmato da me

    Molti suoi film raccontano storie d’amore...
    «Non credo che esista un soggetto migliore dell’amore. Penso che se si proponesse a due cineasti di girare “il ponte sul fiume Kway” farebbero tutti e due lo stesso film. Ma ae si proponesse loro il soggetto “breve incontro”, farebbero ciascuno un film diverso».
    • Checoss hanno in comune i personaggi femminili dei suoi film?
    «flanno in comune che è la donna a prendere l’iniziativa senza perdere la propria femminilità».
    I suoi film sono ispirsti dai viaediunadonaa7
    «Non dal viso dell’attrice ma dal viso dell’eroina, daf suoruolo. L’attriceviene »olo inunsecondotempo. Hosem:
    pre pensato che le storie, i racconti devono e»sere imbastiti intorno a una donna, perché le donne — ed è la stessa cosa in letteratura — conduconolatramaconpiùnatu ralezza degli uomini. Se vogliamo, e il contrario dei westani fordiani, nei quali basta
    • che accada qualcosa — gli indiani attaccano... — e si nascondonole donne sotto ledi:
    ligenze, mentre gli uomini si battono. Se facessi un western, farei sicuramente in
    •modo che le donne non reatasseroal riparosottole diligenze. Altrimenti avrei l’impressione che sullo schermo non succede niente».
    Del reato è quel che ha fatto nell’diltime métro»: l’uomo resta sotto la diligenza, cioè in una cantina mentre Catheriae Deneuve fa andare avanti il racconto. E in »Finalmente Domenical, Trintignant sta nascosto tutto il tempo, mentre Panay Ardant ionduee l’inchiesta...
    ‘»L’azione appartiene alle donne: così io vedo le cose».

    Jules, Jim e la mia mamma

    Quando lavora a una sceneggiatura, qual è il suo punto di partenza?
    «La storia e i personaggi. Avevo un rapporto molto difficile con la mia famiglia, in particolare con mia madre,e solo qualche anno fa ho capito di aver fatto “Jules et Jim” per farle piacereeavere la sua approvazione. L’amore giocava un ruolo molto importante nella vita di mia madre e poiché “Les 400 coups” per lei era stato come una coltellata nella schiena, ho fatto “Jules et Jim” nella speranza di dimostrarle che la capivo».


    Jules et Jim” era un film femminista in anticipo?
    «Confesso che mi sentirei molto imbarazzato a fare”Jule et Jim” adesso, proprio perché mi darebbero fastidio le relazioni che si potrebbero trovare tra questa storia, in cui la donna regna sovrana, e il movimento femminista. Ciò che fece di “Jules et Jim” il mio libro preferito non era solo lo stile, prodigiosamente raffinato nella sua semplicità, di Henri-Pierre Roché, ma anche il messaggio di tolleranza che emergeva tra le righe. Per tutta la vita l’eroina del film Catherine, amerà due uomini che resteranno amici senza smettere di amarla. Uno dei due è tedesco, Jules; l’altro, Jim, è francese. Nello chalet in cui vivono c’è anche Sabine, figlia unica di Jules e Catherìne, e cio da ai film un’atmosfera familiare e dolce. Ed era questo che mi piaceva: “fare un film sovversivo con una dolcezza totale”, senza aggredire il pubblico ma avvolgendolo di tenerezza forzandolo ad accettare, sullo schermo situazioni che nella vita avrebbe condannato. “Jules et ‘Jim” è un sogno; noi tutti soffriamo del lato provvisorio dei nostri amori e questo film ci faceva appunto sognare di amori eterni. Tutto qui».

    il nudo mi piace vestito

    Nel film »L’uomo che amava le donne» ci sono ricordi personali?
    »Sono meno autobiografico di quanto si creda. Volevo semplicemente raccontare una storia cmi piaceva l’idea di scegliere un personaggio solitario, senza famiglia, senza amici, che si compiace solo della compagnia delle donne. Non lo avrei voluto cinico e crudele. Non conosco seduttoriprofessionisti. llovolontariamente scelto un tipo ansioso, segreto, che evita i conflittisvolazzando irresistibilmente da donna a donna, per paura di fermarsi, forse, per paura di accordare - troppo spazio a un solo sentimento. Perché un seduttore e anche un uomo che ha paura dell’amore. E poi la sua maniere di essere attratto dalle donne e tutta visiva. E’ il movimento delle gambe, il movimento e basta. il ritmo. il film e costruito intorno a questo movirnento. lo non mi identifico affatto con il mio seduttore, ma come lui potrei dire alle donne, ed è la mia frase più sincera: Quella mi piace, perché sembra uscita da un romanzo russo, quella per il suo sorriso d’orfanella, quella ».
    In questa storia di un grande amatore c’è poca nudità. Potrebbe commentare il suo leggendario pudore?
    »lo SOnO per un erotismo vestito. il film che mi ha toccato di più in questo senso è “Il silenzio” di Bergman:
    Gunnel Lindblom va al cinema, vede una còppia fare l’amore tra le poltrone, poi segueilgarzonediunbarsottoil portico di una chiesa, poi entra nella stanza d’albergo, si mettelamano sotto il vestito, si toglie le mutandine e le mette nel lavandino per la- varIe. Era splendido! Ma la nudità dij,er sé, no, almeno nei film. in letteratura è diverso; nel cinema tutto diventaaneddoticoopittoresco e questo nuoce alla storia: à4 bada alla forma dei seni alle chiazze di rossore, ai pelL.s.

    Amo i deboli, gli sconfitti

    Mi sono accorto di una particolarità che mi allontana un po’ dalpubbico e mi differenzia dalla media desli spettatori: io ml identifico con i personaggi deboli, mai con i forti. Questo spiega perché non mi sono mai piaciuti i film con Errol Flynn, i film di Tarzan. Non potevo identificarmi con la forza. Dirò di più: tra un personaggio in repla che rappresenta il male ioni identifico con il male. 4on so perch4, forse dovrei andare dallo psicoanalista -..
    Se cerco adesso le ragioni di tutto questo, posso pensare che dipenda dal fatto che andavo al cinema di nascosto e vedevo i film in uno stato di colpevolezza- Del resto funziona così anche per i libri. DetestavoaulesVerneeilibri ocr ragazzi. Quando lessi Madame Bovary” mi identificai completamente con Emma. Era mia donna con problemi amorosi; per me era forseunpo’ troppopresto,ma comunque m’interessava».

    Detesto i registi-poeti

    ‘Non riesco a filmare solo ciò che è moderno. Questa tendenza la approvo in Godard, perché in lui è istintiva. In dodici film Godard non ha mai fatto allusioni al passato, neanche nei dialoghi. Ci riflette: neanche una volta un personaggio di Godard ha parlato dei suoi genitori o della sua infanzia. E’ straordinario! Lui è un tipo profondamente moderno e il fatto che sia svizzero ha la sua importanza. Però quasi tutti i film che imitano quelli di Godard sono insopportabili, perchè mancano dell’essenziale. Si può imitare la sua disinvoltura, ma si dimenticherà, non è un caso, la sua disperazione. Si imiteranno i giochi di parole,ma non la loro crudeltà. La mia diffidenza nei confronti della moda, si estende anche al linguaggio quotidiano; per esempio, non riuscirei mai a usare l’espressione “a livello di” che gira da un capo all’altro dei "Cahiers dii cinema”.
    Per me il cinema e un’arte della prosa. Si tratta di filmare la bellezza, ma senza averne l’aria o avendo l’aria di niente. Questo, e ci tengo enormemente, è il motivo per cui non posso abboccare all’ amo di Antonioni, troppo indecente. La poesia mi esaspera e, se qualcuno me ne manda una per lettera, mi affretto a buttarla nella spazzatura. Io amo la prosa poetica, ,Iean Cocteau, Jacques Audiberti, Genet e Queneau, ma solo la prosa. I registi che mi piacciono hanno tutti in comune un pudore che, almeno su questo punto li fa somigliare: Bunuel che rifiuta di girare due volte la stessa inquadratura, Welles che accorcia le “buone inquadrature” finché diventano illeggibili, Bergman e Godard che lavorano in fretta per togliere importanza a quello che fanno,Rohmer che imita il documentario, Hitchcock che è talmente emotivo che fa finta di pensare solo ai soldi, Renoir che finge di affidarsi al caso. Tutti istintivamente rifiutano l’atteggiamento poetico».

    venerdì 18 febbraio 2011

    hackathon

    many roots - Google chat status - Public - Muted
    nobody vuol dire nessuno? http://federicobadaloni.blog.kataweb.it/snodi/00971/hackathon-al-guardian-nuovi-tool-ai-giornalisti.html











    Il premio per la migliore applicazione è andato ad Articlr, realizzato dalla società Flexewebs. Il principio è apparentemente semplice: un redattore comincia a scrivere un articolo all’interno di Articlr, il sistema capisce automaticamente gli argomenti di cui tratta il testo e il luogo da cui il giornalista sta lavorando.
    Immaginiamo ora che il nostro corrispondente stia scrivendo da piazza Tahrir, al Cairo, durante la rivolta contro Mubarak: nelle colonne laterali del suo monitor compariranno i tweet più rilevanti (il sistema incrocia i parametri dell’argomento e del luogo), foto della piazza prese dinamicamente da Flickr. In un altro box viene visualizzato ciò che stanno scrivendo le altre testate online sullo stesso tema. Se il redattore nota un tweet o una foto particolarmente rilevanti, può decidere di trascinarli con il mouse all’interno dell’articolo arricchendo la narrazione di elementi multimediali con pochissimo sforzo. Forse per i non addetti ai lavori la cosa non sembra particolarmente eccitante, però vi assicuro che, soprattutto in circostanze in cui si lavora di corsa e sotto pressione, un tool del genere fa la differenza. 




    Vueo è un’applicazione che serve per gestire dirette video mescolando flussi di streaming degli utenti. Sul monitor compaiono tanti piccoli box quanti sono i flussi inviati dagli iPhone collegati al sistema, un mixer video consente di scegliere di volta in volta il video da “mandare in onda” sul proprio sito all’interno di un unico flusso video risultante. Pensate cosa si sarebbe potuto fare a piazza Tahrir con un decimo dei costi che ha dovuto sobbarcarsi la CNN.
    Il team di Le Monde ha lavorato a un tool che consente di filtrare, mescolare ed editare in pagine web le informazioni provenienti da Twitter e Flickr. Una sorta di Coveritlive. La loro intenzione è infatti di riuscire a sviluppare in casa uno strumento con queste caratteristiche e inserirlo nel sistema editoriale della redazione che lavora al sito del loro giornale.
    AudioSlidedeck è invece uno strumento per sincronizzare foto e audio provenienti da Audioboo e Flickr attraverso l’iPhone. Ne risultano delle “audiogallerie” molto suggestive, sul modello di quanto già avviene oggi ad esempio utilizzando Soundslides sul proprio computer.
    Gli sviluppatori di Spotify hanno tentato di produrre un’applicazione che, catturando i movimenti degli occhi attraverso una webcam, riproduce un brano musicale differente per ogni zona di una pagina web su cui l’utente concentra lo sguardo.
    Interessante anche l’esperimento tentato con Fluffbox, che crea una raccolta di tweet, foto, post e video. Questa raccolta viene resa disponibile al redattore come un box che si può inserire all’interno di un articolo. Nel team lavorava Glyn Wintle, un giornalista freelance che collabora con la BBC.
    Molto probabilmente il Guardian organizzerà un evento del genere anche il prossimo anno. Suggerisco a tutte le software house italiane di non mancare. Se volete avere un’idea più di dettaglio, i tweet dell’evento li trovate tutti su qui, con l’hashtag #GSxSW.

    acquista una volta – visualizza ovunque

    i player del web attraverso fusioni e acquisizioni cercano di garantirsi materiale per i numerosi canali di distribuzione alternativa a pagamento fioriti negli ultimi anni sulla rete.
    L'utente si iscrive (i suoi dati passano sotto Google Checkout) e con la sua password unica esegue la transazione e accede ai contenuti a cui è interessato da Pc, tablet, smartphone, netbook, grazie all'opzione «acquista una volta – visualizza ovunque». Pagando appunto una volta sola, perché a comandare è l'accesso Internet con il proprio profilo personale gestito da Google.