giovedì 2 dicembre 2010

pasolini

di Giorgio Franco
Il 25 sera alla libreria Ubik di Cosenza si parlava di Pasolini

Origliando prima che la serata incominci,quando le persone parlano di cose vere e si confidano certezze e preconcetti:
-Pasolini non si tocca, è un mito, guai a chi lo
infanga. Non passa giorno che non mi chieda
“e che cosa ne avrebbe detto Pasolini?”
- E’ sempre la solita storia: E’ possibile che da
quando è morto non si riesce a fare i conti con
la sua opera? Non ti rendi conto che molti
parlano per sentito dire? Ultimamente ho
chiesto un po’ in giro che cosa avessero letto
e visto questi agiografi e ho scoperto che parlavano
per sentito dire
-E dici niente… una persona che ha osato
esaltare i poveri, i diseredati, chi non ha mai
avuto voce e parola
- Un momento, non facciamo confusione:
Pasolini non è stato l’unico a occuparsi degli
emarginati. Il suo interesse ha padri nobili,
Tersite, Belaqua, Svarto, Useppe e mi fermo
qui. Ovviamente ciò non gli toglie merito, ma
non lo rende esclusivo ed eccezionale
- Emblematico però sì, devi convenirne. Accattone,
Stracci, i sottoproletari delle Terme
di Caracalla, l’antagonista dei famosi versi
officiniani contro PioXII, costituiscono figure
scolpite con un’icastica semplicità, testimonianza
e figura di un grande versificatore
- ma chi lo ha mai messo in dubbio. Il problema
è casomai ascrivere questa capacità, e ovviamente
sensibilità, ad una singolarità che,
a mio parere, è servita più a isolarlo che a
comprenderlo. Se vogliamo rimanere alla casistica
fraseologica che tenta, maldestramente,
di chiamarlo a pronunciarsi su tutto, dovremmo
sconsolatamente concludere che se
rinascesse, sarebbe il primo a ribellarsi. Farne
un santo equivale a farlo rivoltare nella
tomba
- Ma allora secondo voi
-Prego, non parlare al plurale con me
- D’accordo. Quindi secondo te, quale sarebbe
il messaggio che ha lasciato Pasolini?
- Sai bene che non mi va di parlare in termini
di messaggi, proclami, dettami, prescrizioni.
Ma comunque, penso che andrebbe
sottolineato, principalmente per le giovani
generazioni, che il conflitto tra epoca d’oro,
da paradiso perduto insomma, e dannazione
umana per fronteggiare le difficoltà della cosiddetta
perdita d’innocenza è vecchio quanto
il mondo. L’uomo, per una corrente di
pensiero, sarebbe stato felice ed immacolato,
graziato da un ozio imperituro fino a
quando per una dannazione peccaminosa
non avrebbe dovuto fronteggiare le difficoltà
servendosi della strumentazione umana
per eccellenza, la ragione, con la quale addomesticare
gli animali, disciplinare le acque,
fertilizzare la terra. Pasolini si inserisce in tale
tradizione e sentenzia “il mondo agropastorale
è stato inquinato, schiacciato e distrutto
da una borghesia vorace e impietosa,
che attraverso scuola media unificata, televisione
e sessantottini ha cancellato l’innocenza
dell’aureo evo borgataro romanesco e contadino
friulano
- Detta così, mi sembra una storiella semplicistica
- Non sono io a dirlo, ma i suoi falsi estimatori,
quelli che hanno bypassato il Sogno di
una cosa e L’usignolo della chiesa cattolica
per arrivare alla lettera a Gennariello o alle
missive al Palazzo senza scandagliare il travaglio
edipico e il reportage dell’Orestiade
africana, assetati di verità che li acquietassero.
Forse inconsapevoli che la realtà nuova
consegna la plebe che tanto intrigava Pasolini
ad un’ideologia del benessere che sicuramente
lo avrebbe disgustato
-Guarda, sarà pur vero ciò che dici, ma io non
sopporto questi intellettuali che spaccano il
capello in quattro e non riconoscono una patente
di martire a chi ha pagato di persona
per le sue idee
- E torniamo al solito equivoco Letteratura
Vita, dal quale Pasolini non uscì permettendo
a Sanguineti di elaborare un necrologio
che ne plaudiva la morte come uno degli ultimi
fuochi di un romanticismo stentoreo
- mi sembra un po’ troppo
- chi va per quella strada, deve aspettarsele
trovate del genere. La querelle durava da Officina,
Gruppo 63, Novissimi e forse era bene
che si formalizzasse anche con un pizzico
di crudele cinismo. Il guaio è venuto dopo.
Bisognava leggere, analizzare, discutere, ed
invece è iniziata la santificazione, per cui chi
aveva battagliato, provocato, con impertinenza
e coraggio, è divenuto l’icona dell’anticonsumismo,
del moralista, del poeta indiscusso.
E Pasolini? Scomparso nel fumo degli
apologeti, nella migliore delle ipotesi strumentali,
quando non ignoranti
- Ma allora, chi è stato per te Pasolini?
- Il poeta delle Ceneri di Gramsci, il regista
della Ricotta, l’intellettuale che, in linea con
il Novecento, ha tentato di trovare una cifra
stilistica che coniugasse la Passione civile con
le Ideologie che le si volevano incontrare. Ma
fu anche il compagno di scuola di Leonetti e
di Roversi, il calciatore compagno di giochi di
Franco Farolfi. E perché no, l’omosessuale
che la sera cercava sui marciapiedi della stazione
Termini adolescenti e giovanotti che si
intrattenessero sessualmente con lui, come
facevano i normali “ricchioni” (non gay) del
suo tempo, dei quali, dopo il delitto del Circeo
e lo stupro di Cinecittà andava scoprendo
tratti che nulla avevano a che fare con i
sottoproletari di vent’anni prima
- Ed allora?
-Allora invitiamo a leggerlo Pasolini, anziché
santificarlo. E principalmente facciamolo
leggere in compagnia degli intellettuali del
suo tempo
La serata sta per incominciare. Il cammino
incomincia, il viaggio è già finito: avrebbe,
ahimè, proclamato Pasolini.


SABATO
27 giugno 2009
PAGINA 3
calabria ora ora esatta
Non si è mai in ritardo sulla nostra vita. La clessidra, il libro, ogni volta ci indicano l’ora esatta.
oraesatta@calabriaora.it

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pericolo

Tim Berners Lee spiega perchè Internet vuol dire libertà e democrazia: "... è stato costruito su principi di uguaglianza nonché sul lavoro di migliaia di individui, università e aziende. Che hanno agito sia in maniera individuale che collettiva come parte del World Wide Web Consortium, affinché lo stesso web potesse espandere le sue possibilità" ("Because the Web is yours. It is a public resource on which you, your business, your community and your government depend. The Web is also vital to democracy, a communications channel that makes possible a continuous worldwide conversation. The Web is now more critical to free speech than any other medium. It brings principles established in the U.S. Constitution, the British Magna Carta and other important documents into the network age: freedom from being snooped on, filtered, censored and disconnected.")

Oggi il web è in pericolo, continua Berners Lee e i pericoli provengono da più fronti. L'universalità di Internet, suo principio ispiratore e fondatore è minacciato dai nuovi protagonisti del web, "ecosistemi isolati di dati o piattaforme recintate e proprietarie". Il riferimento è ai social network come Facebook e Friendster, colpevoli di spezzettare il web in "una sorta di arcipelago, fatto di tante isole separate, ambienti chiusi in se stessi e dunque slegati da quello che invece dovrebbe essere un unico, gigantesco universo fatto di bit (...) Ognuno di questi siti rappresenta come un silo separato rispetto agli altri. Una volta che si immettono dei dati verso uno di questi servizi, non è facile riutilizzarli in un altro spazio". In pratica, quello che si viene a creare con le le pagine/profili che ogni utente apre è l'ingabbiamento in un "walled garden" delle informazioni inviate e scambiate.

Nell'articolo Berners Lee parla anche di neutralità della Rete principio fondamentale messo in pericolo dal controllo di connessione da parte dei provider. Gli ISP potrebbero favorire e velocizzare la connessione a taluni siti e bloccare e rallentare l'accesso ad altri: "What if your ISP made it easier for you to connect to a particular online shoe store and harder to reach others? That would be powerful control. What if the ISP made it difficult for you to go to Web sites about certain political parties, or religions, or sites about evolution?"

Il baronetto del web si è infine scagliato contro Apple, rea di trasformare la Rete in un ambiente chiuso anzichè aperto, rinchiudendo gli utenti di iTunes in una mercato obbligatorio: "In contrast, not using open standards creates closed worlds. Apple’s iTunes system, for example, identifies songs and videos using URIs that are open. But instead of “http:” the addresses begin with “itunes:,” which is proprietary. You can access an “itunes:” link only using Apple’s proprietary iTunes program. You can’t make a link to any information in the iTunes world—a song or information about a band. You can’t send that link to someone else to see. You are no longer on the Web. The iTunes world is centralized and walled off. You are trapped in a single store, rather than being on the open marketplace. For all the store’s wonderful features, its evolution is limited to what one company thinks up."

Berners Lee spera che Web developers, imprese, governi e cittadini lavorino insieme e con spirito cooperativo al fine di tutelare i principi findamentali di Internet, anche nel rispetto dei principali valori umani: "The goal of the Web is to serve humanity. We build it now so that those who come to it later will be able to create things that we cannot ourselves imagine."

giovedì 18 novembre 2010

WWW, MONDO TESSUTO LARGO

WWW Mondo Tessuto Largo INDEX
Allora gli uomini avevano una bocca piu' grave, le donne braccia piu' lente; Allora, nutrendosi come noi di radici, grandi bestie taciturne si nobilitavano, E piu' lunghe, su piu' ombra si alzavano le palpebre...
Per festeggiare un'infanzia. Saint-John Perse

In attesa della sua nascita

Quando la telematica non era ancora nemmeno un' hype;
Quando Agora' aveva quattromila utenti, contenti di abitare luoghi e spazi sconosciuti al resto del mondo e per visitare i quali non fossero necessarie le code al casello autostradale e le partenze intelligenti;
Quando Internet non veniva pronunciata che da qualche ricercatore universitario, qualora avesse avuto voglia di parlarne; e le sfumature della sua anima - come ora - erano gatteggiamenti di labradorite al sole, opalescenze in una massa bianca
Quando l'Italia cominciava ad essere mappata a partire dai numerosi bbs che l'andavano colonizzando;
Quando ci si accaniva contro i primi phone-freakers, hackers, intruders;
Quando abbozzavano una forma le prime leggi per la regolamentazione di questa incomprensibile vita sul filo delle linee telefoniche;
Quando appena appena si realizzava che di questa vita che s'incrociava a mezz'aria, proveniente dagli angoli del pianeta, rimaneva traccia, sottoforma di kilobite, in luoghi chiamati aree messaggi, conference-groups, mailbox, sull'hard-disk di qualche produttori nel tentativo di restituirli intatti, trasformati, freschi, nuovi, al mondo e a loro stessi;
Trapiantando per due mesi in un paese come Dipignano (ma delle loro gesta si e' avuta eco fin nel capoluogo di provincia), l'intera factory tecnologica di tre teppisti della new age telematica, presi in prestito da un quartiere nemmeno tanto periferico della capitale;
Dando luogo a spazi d'incontro reali e cablati alla cui realizzazione prendessero parte i giovani del posto e a questi spazi dando nome MARGI BBS;
Animando le serate estive in paese con l'organizzazione di discoteche in cui la musica a sentirsi provenisse dalla rete mondiale di computer Internet;

(...) Chi veglia, in luoghi sterili, sulla sorte delle grandi linee telegrafiche; chi sa la positura e il cosciale di presa dei maggiori cavi sottomarini; chi ha cura sotto la citta', in un sito di ossari e di fogne (ed e' proprio la scorza scoperta della terra) degli istrumenti lettori di puri seismi... Esilio (Exil). Saint-John Perse Chi, come la redazione di Margi rivista interattiva del Potame Busento, porta le telecamere nel cuore pulsante di un bbs nazionale;
Chi ospita nelle sale della sua sede il primo corso di telematica fatta da telematici con collegamenti ad archivi remoti attraverso Internet;
Chi assiepa un gruppo di lavoro per la messa in linea del primo bbs di campagna dalle origini cittadine (0984. 621721);
Chi vede il team Direct Memory Access condurre uno studio sul campo con manifestazioni pubbliche e lasciare il destro ad un sysop autoctono, Julian Spina, coautore insieme ad altri della seconda versione di Margi bbs ora gemella di Giuda bbs di Antonio Greco;
Chi lancia una campagna promozionale dal titolo Regalati un Modem e tenta la strada, impraticabile ancora oggi, dell'intermedialita' interattiva;
Chi tenta l'impiego delle tecnologie e della telematica nella didattica usuale con uno strumento leggero e in autentico anticipo sui tempi degli ipertesti, persino i piu' aperti;
Chi tenta la carta delle guide sonore (con carta!) con una redazione permanente del territorio delle sue voci, dei suoi suoni e dei prodotti;
Chi lancia, come una rete nel mare, la parola, il linguaggio e la scrittura;
Chi gioca con il ronzio del miele, la marmellata di fichi e
noci, le follie etimologiche del prof. Aloe e la strina di un ultimo bicchiere, la vetta del Monte Serratore e la Foresta Sottana...

E i poemi della notte prima dell'alba ripudiati, e l'ala fossile presa in trappola dai vasti vespri d'ambra gialla ... Ah! bruciare, bruciare in cima alle sabbie, tutto quel tritume di piuma, d'unghia, di capelli pinti e di panni impuri, E i versi nati ieri, ah! i versi nati una sera alla forca del lampo, sono come la cenere nel latte di donna, tracce infime... Dove la finocchiella si raccoglie a fasci; e nella sala blue dell'Alpheus, locale alla periferia del centro di Roma, in una serie di mercoledi' flamboiant con la varia umanita' dei sysop romani;
Dove le solanacee costituiscono la base di tutti i piatti tipici; e negli studi radiofonici di Italia Radio in collegamento con Radio Nova di Firenze e Stranonetwork, e Tommaso Tozzi di Hacker-Art bbs e Gomma di Decoder;
Dove le strade si inerpicano tra boschi di querce e di castagni; e in uno dei forum di Nexus Bbs, ora sistema di sistemi e server provider di internet, alla ricerca di doppiare i luoghi fatalmente destinati a rimanere ancorati alle categorie spazio temporali a loro storicamente attribuite;
Dove, dopo la valle di Cosenza, ci si trova faccia a faccia con la Sila; e nelle mitiche postazioni telematiche a villa Ada in collegamento con i filidiretti di Agora' in occasione delle elezioni amministrative;
Dove il Busento nasconde ancora il tesoro di Alarico; e nelle conferenze di Agora' ad occupare impropriamente luoghi di alchimia spazio-temporale.
Li' ,gireremo via col vento nel Potame Busentorealizzando il sogno di Hitchcock:
Effettivamente un progetto di film comincia spesso con una formulazione molto vaga, come l'idea che mi piacerebbe realizzare su Ventiquattro ore di vita in una citta; posso immaginare tutto il film dall'inizio alla fine. E' pieno di incidenti, pieno di sfondi, e' un grande movimento ciclico. Inzia alle cinque del mattino, comincia a fare giorno e c'e' una mosca che passeggia sul naso di un barbone coricato nella rientranza di un portone. Poi comincia il movimento del mattino nella citta'. Voglio tentare un'antologia del cibo. L'arrivo del cibo nella citta'. La distribuzione. L'acquisto. La vendita. La cucina. L'azione del mangiare. Cio' che accade al cibo nei differenti tipi di albergo e, come viene sistemato e consumato. Gradualmente, verso la fine del film, ci saranno i tombini e le immondizie che vanno a scaricarsi nell'oceano. E' un ciclo completo, dagli ortaggi ancora gocciolanti di freschezza fino alla fine del giorno, alla sporcizia che esce dai tombini. In questo preciso momento, il tema di questo movimento ciclico diventa: cio' che le persone fanno alle cose buone e il tema generale diventa la putrefazione dell'umanita'. Bisogna attraversare tutta la citta', vedere tutto, filmare tutto, far vedere tutto.

Tracciate le strade dove possano andarsene le genti d'ogni razza, mostrando quel colore giallo del calcagno: i principi, i ministri, i capitani dalle voci tonsillari; coloro che hanno fatto grandi cose, e coloro che vedono questa o quella cosa in sogno... Anabasi - S-J Perse - Li', dove con chi attende a uffici di ricerca (ed e' a questo che impegnano il fiore delle loro intelligenze) si pensano cose viventi, o cose eccellenti (di portata nuova!): Con chi s'occupa di applicazioni particolari che, al di la' del circo dei nostri occhi, sfuggono;
Con chi gravita, per mesi, attorno a inezie informatiche, a infinitesime mutazioni del software;
Con chi, se il server di colpo si perde, passa la notte a risettare, ricaricare, collegare; e la mattina tutto di nuovo funziona;
Con chi possiede scrivanie elettroniche le piu' ortodosse: i paths perfetti, i file limpidi, le directory immacolate...

Ho visto la terra distribuita in vasti spazi e il mio pensiero non si distrae dal navigatore... Saint-John Perse. Con chi si misura sulle dorsali della comunicazione via cavo e sa' le tratte e i percorsi di una electronic mail
Chi rintraccia e prepara links con documenti e server situati a mezz'aria su tutta la superficie della terra
Chi conosce i cataloghi, gli indici, i migliori siti, le pagine ueb piu' belle, gli archivi piu' aggiornati;
Chi possiede l'ultima versione del browser ueb, l'ultimo ritrovato elettronico per la ricerca automatica di una informazione;
Chi conosce la corretta successione e il corretto impiego dei marcatori (ed e' la grammatica del linguaggio html);

E lo straniero tutto vestito dei suoi pensieri nuovi, si fa altri partigiani sulle vie del silenzio Saint-John Perse Ed e' con loro che nel chiuso delle sale di un ateneo, con una grande comune eccitazione dell'essere, si progettano sperimentazioni affatto futuribili
  • Circonferenze telematiche come laboratori di scrittura
  • one-man conferenze elettroniche
  • backbones internazionali parallele
  • trasmissioni radio via internet
  • trasmissioni digitali via radio
Strade del mondo, uno vi segue. Autorita' sopra tutti i segni della terra


Claudia Cataldi, MARGI, progetto Potame Busento

lunedì 1 novembre 2010

diritto d'autore nell'epoca di interne

Lo studio prende in esame tre questioni di attualità nel dibattito sul diritto d’autore (copyright) da una prospettiva economica: le estensioni della durata della tutela del diritto d’autore, il problema delle opere orfane e i progetti di digitalizzazione di massa. Le estensioni della durata del diritto d’autore renderanno ancora più difficile di quanto non lo sia già oggi individuare tanto i titolari dei diritti quanto le opere di interesse. Varian mostra che i progetti di digitalizzazione di massa possono aiutare a risolvere alcuni di questi problemi.
La chiave di volta sta nell’adeguamento di due principi. Anzitutto, secondo Varian occorre passare dalla logica dell’opt-in a quella dell’opt-out: “è difficile immaginare come potrebbe essere strutturato un sistema di opt-in per la ricerca sul Web. Pensate a quanto sarebbe difficile stipulare accordi bilaterali con tutti i motori di ricerca e tutti i singoli siti web per ottenere il permesso di indicizzare il materiale. La procedura di opt-out utilizzata sul Web è ragionevole, in quanto minimizza i costi di transazione legati all’indicizzazione dei siti web”. Secondariamente, “non è ragionevole pensare che la rapida crescita dei contenuti, in particolare dei contenuti digitali, subirà una battuta d’arresto nel prossimo futuro e la creazione di barriere arbitrarie per chi cerca di orientarsi in questo oceano di informazioni sarebbe decisamente controproducente”.

Come cambia il diritto d’autore nell’epoca di internet? L’economista Hal Varian, professore emerito alla University of California at Berkeley e chief economist di Google, offre una prospettiva sui problemi aperti e su alcune possibili soluzioni, nell’ultimo Occasional Paper dell’Istituto Bruno Leoni: “Estensione della durata del diritto d’autore e opere orfane” (PDF).L’Occasional Paper di Hal Varian, “Estensione della durata del diritto d’autore e opere orfane”, è liberamente disponibile qui: (PDF). http://brunoleonimedia.servingfreedom.net/OP/78_Varian.pdf

lunedì 27 settembre 2010

Le tecniche espressive e la matematica

orazio converso - Il brano adatto è: "Bluesette" di Toots Thielemans.
Si tratta di una composizione in ¾ dalla struttura di 24 battute.
Il brano inizia con un accordo pensato come primo grado della tonalità maggiore (Bbmaj7) e non come accordo di dominante come solitamente accade nel blues.
Nelle misure dalla 3 alla 6 abbiamo una serie di II-V (la prima desunta dalla scala minore) pensati in modo che ogni accordo dominante risolva sull’accordo minore successivo posizionato un 5° giusta sotto (D7=> Gm7; C7=>Fm7) mentre dalla 7ma alla 8va battuta abbiamo una cadenza maggiore.... 

Vediamo cosa succede quando la tecnica si raffina e acquista complessità. Quale tecnica? La Tecnica.
Mettere a punto una tecnica competitiva:D'altra parte è anche vero che il mercato sembra favorevole più ad atleti della musica e non a chi usa lo strumento come mezzo per realizzare il pro­prio pensiero musicale, e ciò è del tutto anti-storico, perché il jazz è stato fatto da gente esclusa che non aveva potuto permettersi scuole (prestigiose e non) o che, comunque, non aveva avuto la possibilità di preservarsi per mettere a punto una tecnica competitiva.

sabato 25 settembre 2010

lo scorrere dei lavori di design


linee di progetto
Allora, dicevamo, un'applicazione per android mobbaille che permetta agli utenti-+studenti=stutenti che si riuniscono sulla console di drupal nel nodo del caspur di seguire in mobilità (una specie di camera car con inserimenti delle comunicazioni radio con i box) lo scorrere dei lavori di design (progettazione e studio della costruzione)
  1. luogo - http://rootiers.it/design/
  2. video - http://www.youtube.com/user/videoalchimist
  3. stand - editor at rootiers.com16.46

specifiche


  • integrazione con android in mobilità con i tools di google

  • il concetto di 'console' vs interfaccia

    [non è cosa da vedere, insomma, ma da compulsare, toccare, agire; il modello è esattamente il contrario di quello dell'hai-pod che deve sollazzare i clienti: questa console deve seguire da vicino iconograficamente il lavoro, essere vicinissima al prodotto ...vedi ....]

  • la 'presentazione' del lavoro viene demandata a drupal interamente (per ora)

mercoledì 8 settembre 2010

Verso l'edizione non-critica

    rilanciare

    Verso l'edizione non-critica

Mar 26
Orazio:

Una linea di ricerca sul testo digitale


Una premessa.

e Una postfazione, omettendo (per ora) proprio il testo


* A.Una ricognizione nei testi degli

ultimi dieci anni coerenti al nostro discorso sulle Scritture

Digitali.Una ricerca può richiedere parecchio tempo prima di dare frutto

e la norma del "publish or perish" (pubblica o soccombi) conduce troppo

spesso ad assecondare il conformismo, se non addirittura la

superficialità. [1]

* Lasciatemi esprimere il mio profondo sconforto per la mole di sforzi che vengono correntemente dispersi nella preparazione di facsimili digitali, non controbilanciati da alcun progetto di ampia portata riguardo alla codifica digitale vera e propria.

Vorrei proporre un ordine del giorno alternativo, che si

potrebbe intitolare Verso l'edizione non-critica. Un'edizione

non-critica èun'edizione che tende non a redimere una controversia, ma a

provocarla. Chiama all'esercizio di una ricomprensione profonda del

fare edizioni critiche e filologia del testo, applicandole in un

contesto nuovo. Fa uso degli strumenti e delle tecniche che abbiamo

messo a punto in trent'anni di applicazione dei computer

all'elaborazione del linguaggio umano per problematizzare la testualità

su cui un'edizione critica tradizionale tende a sorvolare. [2]

*

Il gruppo '93 ha insistito, più o meno efficacemente - ma quel che conta

qui è il problema - su un ampliamento, una trasformazione del

letterario, dal centro ai margini; forse a questo elemento va aggiunto

un altro passaggio fondamentale, mostrato da Jauss: dall'esoterico

all'essoterico. La marginalità tende a coordinare la sua compresenza

laterale, il suo incorniciamento, e a mettere in mostra la sua

negoziazione dei canoni. Da un altro punto di vista, a un modello di

registri "alto" e "basso", pare sostituirsi, più che la conclamata

"ibridazione" generalizzata, la "collateralità" nascosta degli stili. Si

tratta dunque di un essoterico paradossale, che va decifrato,

ricostruito e messo in luce ricomponendo le sue manifestazioni esplicite

ma non-comunicanti. Anche la critica sembra allora doversi esercitare

sottopelle, in un lavoro di lettura, innanzitutto, e di comparazione,

per provare e riprovare il "montaggio" di quelle collateralità, la loro

reciproca messa alla prova. E per ritrovare i luoghi dove questo

confronto si attui. [3]


e dunque (ancora

Pellizzi del 95):


Probabilmente gli "umanisti", intendendo per tali tutti gli scienziati disposti a sollevare lo sguardo, saranno impegnati nei prossimi anni nella trascrizione di

testi, cioè in un'operazione di progettazione della memoria, e, aggiungiamo, di ridefinizione della scrittura, del suo uso e del suo significato nel mondo attuale. Ora l'italianistica, non solo perché si occupa di una delle letterature moderne più antiche e più ricche, ma per una sua familiarità filosofica con i rapporti tra la scrittura e il mondo, non può non essere chiamata a contribuire con il pensiero e con la tecnica a tale lavoro.[4]


* B. Le premesse, queste sì, per proseguire nel digitale seguendo il filo del discorso della testualitàla barriera tecnologica tiene lontani dalle tecnologie digitali i nostri interlocutori privilegiati: questa può apparire una contraddizione in termini, cioè come possa interessarci il contributo di chi non ha un'esperienza digitale;


* i tecnopratici per converso devastano il dominio di

esistenza specifico dell'innovazione dei linguaggi e delle scritture

connesse se lasciati a se stessi


Nota: Il discorso che dobbiamo tenere si sviluppa lontano da qui, ormai, va da sè nel mondo trascinato da una forza irresistibile e fatica ad annettersi in modo trasparente la nostra storia...

mercoledì 1 settembre 2010

Avis de lecteur: livre de chevet

"Je lis en ce moment votre livre, qui m'apprend, une fois de plus,
à désapprendre ce que je croyais savoir, et à enrichir
mes univers de lecture, d'écriture, de réflexion". per Aldo Manuzio
  1. 90. Si configura il corpo virtuale: da agorà telematica e dalla galassia frammentata dei bbs si crea a Roma il primo nucleo sociale che dà fisicità alla personalità alienata in rete.
  2. 00. Con google al virare del secolo e del millennio c'è il cambio di scala: dall'infinita potenzialità all'atto.
  3. 10. Il digitale diffuso è un fatto: si ricomincia daccapo - (prima parte)
  4. 20. La massa critica è raggiunta e l'economia digitale va da sè - (seconda parte)
Sono questi i quattro punti essenziali; la scansione dei ritmi sarà circadiana - in condizioni di oscurità tecnologica, insomma, in modo che il comportamento rifletta solo il ciclo dell' orologio interno.
da leggere * http://www.offscreen.it/rece/scannerdarkly.htm

domenica 8 agosto 2010

filologia personale

Leopardi, Barthes, Nietzsche,.. nascono come filologi. La cosa è lunga, ma il fatto resta. Genio, ma anche altro.
I nostri personali documenti vanno letti nel loro corpus complessivo e studiati filologicamente, per non peccare in pensieri opere od omissioni.
E' la questione della memoria e del suo strumento pilotabile anche inconsciamente..

Ribelle (1968)

Summer school

venerdì 30 luglio 2010

didattica/lavoro

"... La cosa più interessante a proposito della didattica strettamente integrata con la “pratica” del design è che la combinazione permette di rompere veramente i ruoli giocati tradizionalmente: non c’è più una vera gerarchia ma, piuttosto, una reale piattaforma di scambio. Quando insegniamo, stiamo in realtà conducendo una ricerca in un campo del design che sta all’interno del nostro programma personale, mentre quando esercitiamo la pratica del design stiamo in realtà dando alla ricerca la migliore applicazione possibile. Il fatto di aprire questo processo a studenti e collaboratori rende la ricerca ancora più ricca e variegata. Dalla pratica continuata di questa combinazione, ci sembra ormai chiaro che quello che oggi è lo studente di qualcuno diventerà un collaboratore a livello professionale domani…. forse un giorno non lontano adotteremo anche questo approccio collaborativo! Ci rendiamo conto di quanto il modello di organizzazione istituzionale con cui tutti abbiamo avuto a che fare sia messo attualmente a dura prova da molti fatto economici e sociali. Finora la conoscenza è stata retaggio delle istituzioni a cui uno studente doveva rivolgersi e pagare per ottenere la conoscenza. Internet ha cambiato totalmente questa dinamica: sapere esatto e verificabile è liberamente distribuito ovunque sulla rete. ... …"

Luis E. Fraguada & Monika Wittig, da "Live Architecture Network. La rete come progetto di design" - di Sabina Cuccibar

LIVE ARCHITECTURE NETWORK
LA RETE COME PROGETTO DI DESIGN

Txt: Sabina Cuccibar / Img: LaN-Live Architecture Network

Il parametric o associative design si basa sull'uso di sistemi integrati di CAD/CAM (Computer-Aided Design/Computer-Aided Manufacturing) che permettono un dialogo diretto tra la macchina che modella e la macchina che fabbrica gli elementi costruttivi e di assemblaggio, generando un nuovo processo di ideazione/produzione. I tradizionali rapporti tra gli attori di questo processo cambiano: ogni progetto può essere pianificato in maniera iper-customizzata e le variabili che possono essere immesse aumentano esponenzialmente.


Di fatto, la vera innovazione che il
parametric design porta con sé non sta nelle forme e nelle estetiche che gli vengono attribuite dal senso comune ma nel riassetto di volta in volta ricombinabile dei ruoli, delle relazioni, dei percorsi e del rapporto tra essere umano e strumenti tecnologici.


Una declinazione interessante quanto fresca del potenziale CREATIVO delle pratiche legate al parametric design è rappresentato dal gruppo
LaN, Live architetture Network (Monika Wittig, Luis E. Fraguada, Shane Salisbury, CarloMaria Ciampoli, Aaron Willette). Si tratta di un network il cui cuore è costituito da giovani architetti per lo più americani e dell'Europa occidentale conosciutisi allo IaaC (Istituto di architettura avanzata della Catalogna).


LaN si occupa di svariate cose all'interno del calderone del parametric design: dalle performative installations, allo studio tridimensionale di organismi microscopici, a custom-user-interface per modelli urbani parametrici fino allo studio di modelli digitali di oggetti in grado di relazionarsi con fenomeni atmosferici, guidandoli. LaN non ha bisogno di una vera sede fisica: dirige workshop globali su
digital design e digital fabrication in architettura, interfacciandosi con università e privati.


Ho avuto modo di incontrare la prima volta uno di loro,
Luis Fraguada, durante il Design Modelling Symposium 2009 svoltosi a Berlino e da allora seguo con interesse spostamenti ed evoluzioni del loro estesissimo network.
Il progetto LaN possiede diverse valenze innovative: le ricerche che portano avanti tramite i workshop si concretizzano via via grazie a una rete globale che agisce per portare un set di tecnologie avanzate alla portata degli studenti.


Il cemento di questo progetto sta, quindi, nella rete digitale in dotazione: LaN riconosce esplicitamente il valore del capitale sociale e di quanto prevalga su quello tecnico e culturale. Un luogo come lo IaaC, dove LaN nasce e si sviluppa, deve quindi essere interpretato non unicamente come un'istituto di formazione avanzata, ma come un polo di produzione e acquisizione di network globali, sostentamento base di ogni progetto.


Il progetto LaN si sviluppa biologicamente, la rete digitale ne è la nervatura. Il percorso progettuale viene sperimentato di volta in volta nei workshop permettendo di sfruttare ogni singola energia e direzione che uno studente o collaboratore desidera prendere. Il risultato è variegato e il percorso proteiforme. Tutto contribuisce a costruire la macchina globale LaN, tesa alla parametrizzazione dell'informale e delle forze invisibili che muovono il mondo.


Sabina Cuccibar: Raccontateci come funziona la piattaforma LaN, Live architetture Network. In che modo è stato concepito il progetto dall’inizio della sua attività e come vedete l’evoluzione di Lan nel tempo?


Luis E. Fraguada & Monika Wittig:
Il progetto LaN nasce verso la fine del 2007 da una collaborazione tra noi due, Shane Salisbury e Mariano Aries-Diezdurante durante gli studi post-laurea in “Produzione Architettonica Digitale” all’interno dell’Istituto di Architettura Avanzata della Catalogna (IaaC) a Barcellona, diretto da Marta Malé-Alemany. Marta dirigeva un affascinante programma dove le strategie collaborative tra gli individui svolgevano un ruolo cruciale nello sviluppo ed esecuzione del nostro lavoro. In questo senso, LaN aveva grandi ambizioni, sebbene all’inizio continuasse a mantenere una forma ancora troppo simile al concetto di “ufficio”. Ci volle diverso tempo per sviluppare la nostra versione di uno studio di architettura. Questo modello è in continua evoluzione ma il nostro obiettivo rimane quello di rendere i nostri progetti, le ricerche e le collaborazioni accessibili da tutti quanti vogliano esserne coinvolti.

Sabina Cuccibar: Uno degli aspetti più evidenti di LaN è la stretta connessione tra didattica e produzione. Quali ritieni siano i benefici maggiori dell’interrelazione tra queste due discipline? Pensate che sia una combinazione particolarmente necessaria in questo periodo storico?


Luis E. Fraguada & Monika Wittig:
La cosa più interessante a proposito della didattica strettamente integrata con la “pratica” del design è che la combinazione permette di rompere veramente i ruoli giocati tradizionalmente: non c’è più una vera gerarchia ma, piuttosto, una reale piattaforma di scambio. Quando insegniamo, stiamo in realtà conducendo una ricerca in un campo del design che sta all’interno del nostro programma personale, mentre quando esercitiamo la pratica del design stiamo in realtà dando alla ricerca la migliore applicazione possibile. Il fatto di aprire questo processo a studenti e collaboratori rende la ricerca ancora più ricca e variegata. Dalla pratica continuata di questa combinazione, ci sembra ormai chiaro che quello che oggi è lo studente di qualcuno diventerà un collaboratore a livello professionale domani…. forse un giorno non lontano adotteremo anche questo approccio collaborativo!


Ci rendiamo conto di quanto il modello di organizzazione istituzionale con cui tutti abbiamo avuto a che fare sia messo attualmente a dura prova da molti fatto economici e sociali. Finora la conoscenza è stata retaggio delle istituzioni a cui uno studente doveva rivolgersi e pagare per ottenere la conoscenza. Internet ha cambiato totalmente questa dinamica: sapere esatto e verificabile è liberamente distribuito ovunque sulla rete.


La visione di
LaN, Live architetture Network va oltre lo stare a cavallo tra il mondo professionale e quello accademico, al punto di integrare completamente uno dentro l'altro. Vediamo una grande potenzialità nelle Istituzioni che hanno cominciato a farsi carico della ricerca professionale e dei programmi gestionali del design, cioè la messa a punto del cosiddetto modello RPI - CASE - http://www.case.rpi.edu/home.html)

Sabina Cuccibar: Come viene concepito il percorso di ricerca proposto in ogni workshop e quel’è la relazione tra concept e metodologia?


Luis E. Fraguada & Monika Wittig:
Riconosciamo che la forza insita nella digital fabrication non sia nel suo mettere a disposizione un set di strumenti di alto calibro tecnico, ma piuttosto nell’essere un elemento in grado di guidare un particolare raggruppamento di risorse (un’organizzazione di elementi umani, economici e materiali) che variano e che si basano largamente sulle circostanze progettuali. Ogni workshop è pensato come un modello associativo che si forma attraverso considerazioni sugli eventi in corso, sui programmi di ricerca a lungo termine e sulle risorse locali utilizzabili.


Uno specifico
brief circa l’Architectural Response, indaga sul ruolo del design associativo, della produzione e dell’educazione in zone di emergenza. Siamo riusciti a organizzare un workshop con i collaboratori locali della Repubblica Dominicana e del Porto Rico in modo da riuscire a pilotare il modo in cui l’architettura può rispondere ai disastri. A Caracas e Rio de Janeiro stiamo collaborando a sviluppare un programma gestionale che faccia dialogare tecnologie informali e digital fabrication.


Sabina Cuccibar: La richiesta di pratiche e programmi riguardanti la digital fabrication sembrano essere in costante incremento. In quale parte del mondo la vostra attività è più richiesta e perché?


Luis E. Fraguada & Monika Wittig:
La parola chiave di tutto questo è "accesso". Il concetto è relativo alla situazione economica di qualsiasi città o paese dove il nome della laser cutter o di una cnc machine sia già in voga o sia appena arrivato. Quando la digital fabrication viene portata in un nuovo contesto, si crea subito un senso di sfida volta ad andare oltre agli oggetti che superino quelli tipicamente prodotti negli altri contesti. I membri di LaN si ritrovano spesso in questa posizione, ed è un grande piacere. Si confrontano con persone che stanno provando queste cose davvero per la prima volta ma hanno la grinta per andare molto più lontano di quanto abbiamo letto a riguardo.


In questo momento i membri chiave di LaN sono distribuiti globalmente tra Europa e Stati Uniti. Sebbene siamo i primi a riconoscere e ad alimentare il valore del network digitale, la nostra parte “fisica”, i nostri membri locali, influenzano ancora considerevolmente il luogo in cui le attività si generano. Dimostrazione ne è il fatto che la maggioranza dei nostri eventi finora ha avuto luogo tra Europa e Stati Uniti. In ogni modo, le relazioni digitali di cui LaN si avvale, a turno, ci hanno portato a viaggiare per i nostri eventi via via sempre di più in diverse
locations: America del Sud, i Caraibi, il Canada, il Middle East e l’Asia. Lo IaaC e il suo essere uno dei più diversificati programmi che esistano in termini di nazionalità dei suoi studenti, si sono sicuramente dimostrati una forza motrice in termini di accounting delle nostre relazioni internazionali. Questa affermazione dovrebbe incoraggiare i futuri laureati a capire l'ampia e crescente varietà di aspetti da valutare nello scegliere un programma post laurea che sia appropriato alle proprie ambizioni!


Per LaN, quindi, il network IaaC è stato decisamente strumentale al suo sviluppo di studio altamente mobile e variegato. Grazie al nostro network IaaC abbiamo potuto legarci professionalmente con la Turchia, il Venezuela, la Repubblica Dominicana, il Messico, la Colombia, l’Ecuador, Mexico City….

Sabina Cuccibar: Ciascun progetto LaN sembra essere una collaborazione coordinata tra un network di professionisti ben strutturato. Ogni attore da il suo specifico contributo al tutto. Considerando questo aspetto nel frame generale del processo progettuale che caratterizza la digital fabrication, quale pensi che diventi l’importanza della specializzazione individuale?


Luis E. Fraguada & Monika Wittig:
Questa domanda tira fuori due diverse tematiche: diversità e processo. In ogni popolazione (sia umana, batterica, vegetale, ecc.) la diversità è garanzia di successo. Pretendere che noi in LaN possiamo coprire tutti i passaggi di ciò a cui vogliamo arrivare in un progetto sarebbe decisamente lontano dalla realtà. Noi andiamo alla sorgente. Noi cerchiamo persone (o le persone trovano noi) che siano intimamente e appassionatamente coinvolte nel loro lavoro. Non si fanno discriminazioni di sorta: dai biologi cellulari, tree-doctors, scienziati neurologici, qualsiasi testa coinvolta è una sorgente. Questo ci porta alla seconda tematica: il processo.


Molti dei temi che affrontiamo durante un workshop non possiedono un percorso chiaro. La mappa finale del percorso intrapreso assomiglia più alla struttura delle radici di un albero che a una linea che va dal punto A al punto B, semplicemente perché esistono moltissime strade per raggiungere uno stesso punto. La ricchezza del processo è qualcosa che semplicemente non può essere sostenuta senza l
’input dei diversi individui. Noi ricerchiamo le persone semplicemente perché senza di loro non potremmo essere soddisfatti della nostra indagine. Allo stesso modo e per le stesse ragioni, le persone cercano noi.


Sabina Cuccibar:
Dato l’ampio raggio di ambiti progettuali che LaN approccia, qual’è un progetto che vi è particolarmente caro?


Luis E. Fraguada & Monika Wittig:
Per LaN, uno dei progetti che continua ad avere una certa eco su molti nostri lavori è il progetto Wind[ow] Seat per l’aeroporto internazionale di Denver. Il progetto risale agli albori di LaN e non è mai stato legato a nessun workshop o pratica didattica, eppure noi siamo convinti che molti dei caratteri del progetto abbiano fornito un imprinting al modo di essere di LaN. Il progetto è il risultato di un concorso localizzato a Denver, che riguardava un’installazione artistica in uno spazio di circa sette chilometri fuori dall’aeroporto internazionale. Il vasto lotto ci risultò a primo acchito abbastanza insipido: in realtà, soffermandoci sul posto, l’esperienza fu tutt’altro che statica! Un’incredibile quantità di vento attraversava il sito, in sé così piatto e brullo.

Il Colorado possiede qualcosa come i più attivi corridoio ventosi d’America, oltre a un’incredibile organo di ricerca sponsorizzato dal governo nazionale tramite al quale è possibile accedere ai dati relativi al vento. L’accesso a questi dati ci ha permesso di capire l’effetto del vento sul sito attraverso simulazioni digitali. Il vento è diventato il media principale del progetto, non solo come elemento di identità, ma come elemento in grado di guidare la precisione del design. Al termine del lavoro, il progetto consisteva in una semplice striscia di tessuto distribuita lungo il sito in modo da rappresentare le spettacolari forze che hanno luogo in quell’area. Anche se vincemmo l’incarico, in maniera deludente il progetto si perse nei meandri dei processi dell’arte pubblica e non venne mai realizzato.


Nonostante questo, l’impatto della parametrizzazione di forze invisibili ha continuato a influenzare il lavoro di LaN manifestandosi in molti altri progetti, inclusa una tesi di laurea per la Montana University nella quale i dati relativi al vento hanno guidato la generazione di cumuli di neve organizzandoli secondo un costrutto architettonico.

http://www.livearchitecture.net/

http://www.iaac.net

http://www.design-modelling-symposium.de

mercoledì 30 giugno 2010

lunedì 14 giugno 2010

i «chiacchieroni» e i lavoratori

Inserito da webeditor il Gio, 24/01/2008 - 18:55
I «CHIACCHIERONI»

Ci sono, nel nostro paese, i «chiacchieroni» e i lavoratori.
Il lavoratore si mette subito al lavoro. Ed è nel suo
lavoro, attraverso e per il lavoro, che riflette, apprende,
giudica, sente e ama.
Il «chiacchierone» prima di tutto parla. La superiorità
che il lavoratore domanda alla sua ingegnosità e alla
sua tenacia, il chiacchierone pretende di trarla
dall'abilità che ha di manovrare le parole e di aggiustare
le norme in un intrico di regole e di teorie di cui egli
è il sommo sacerdote; è quello che egli chiama pretenziosamente
la «logica» e la «filosofia».
Voi imparate ad andare in bicicletta come hanno imparato
e imparano tutti gli uomini, i «chiacchieroni» vi
spiegheranno che questo è un errore: non bisogna forse
prima conoscere le leggi dell' equilibrio e le esigenze della
meccanica? Essi però non sanno andare in bicicletta!
Se osassero, vi dimostrerebbero che avete torto a lasciar
parlare i vostri bebè in modo così poco scientifico
e vi insegnerebbero, per giorni e giorni, le leggi ineluttabili
del vero linguaggio.
Ma i vostri bambini sarebbero muti!
Questi stessi chiacchieroni ci hanno convinti della
necessità di iniziare l'espressione scritta dallo studio
metodico della grammatica e di procedere gradualmente:
dalla parola alla frase, dalla frase al paragrafo,
poi al testo completo.
Essi conoscono la grammatica, ma hanno perso il
dono dello scritto vivo e suggestivo.
Ci decantano anche, con un'impudenza che non ha
riscontro se non nella nostra credulità, la virtù del lavoro
e il fascino bucolico dei lavori campestri; il loro
ruolo non è di lavorare ma di parlare. Ed è in una sala
quieta che essi spiegano con scienza e logica come si lavora
e quello che ci dicono i solchi tracciati di fresco e
le file di pioppi piangenti in autunno, le lacrime d'oro
delle loro foglie oscillanti.
Ma essi non sanno lavorare!
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il mio allievo lavoratore
Inserito da webeditor il Gio, 24/01/2008 - 18:56

lo non ho nulla da dire al mio allievo-lavoratore se
non le parole indispensabili per dare, al momento giusto,
i consigli pratici o i gesti attesi e i sentimenti intimi
che si traducono in un movimento, in uno sguardo o in
un silenzio.
Ma il mio uomo crescerà a quella filosofia che è il ri-
'sultato della scienza, della logica e del lavoro.
Ed egli sa lavorare!

ALLINEAMENTO SULLA VITA E IL LAVORO
«L'insegnamento dei tardivi» dice Dottrens, l'eccellente
pedagogista svizzero, «ha permesso di perfezionare
certi metodi pedagogici e, qualche volta, addirittura
di trasformarli».
Non si rammenta forse in tutti i trattati d'Educazione
Nuova che Itard e Seguin fondarono le loro osservazioni
sui tardivi; che la Montessori e il dottor Decroly si
occuparono, originalmente, dell'educazione degli anormali
e che le loro scoperte e il loro materittle che hanno
senza dubbi contrassegnato la pedagogia internazionale,
erano da principio destinati a questo grado speciale
d'insegnamento?

Dobbiamo compiacerci senza riserve di questa origine
e di questa tendenza di una parte importante della
nuova educazione contemporanea?
Ne abbiamo guadagnato, certamente, l'insegnamento
su misura, la necessità dell'interesse personale senza
il quale non vibra alcuna fibra dell'essere amorfo,
l'individualizzazione dell'insegnamento che permette a
ogni allievo di dare ciò che può, la materializzazione e
la sperimentazione che correggono, poco a poco,
l'intellettualizzazione a oltranza che ci affligge: tutte
conquiste di cui noi non apprezzeremo mai abbastanza
la portata nel processo di modernizzazione pedagogico.
Ma non si correrebbero anche dei gravi pericoli ad
allinearci così senza riserve, sull'educazione degli anormali,
e non sarebbe tempo di reagire per realizzare una
pedagogia più naturale e più umana?
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3 pericoli essenziali
Inserito da webeditor il Gio, 24/01/2008 - 18:58

Oggi elencherò tre di questi pericoli essenziali:

1° La pedagogia degli anormali ci insegna a procedere
prudentemente, passo passo, nella via della
comprensione, della acquisizione e dell'azione. Essa dimentica
che ci sono individui atti a salire le scale quattro
a quattro e che, d'un balzo, arrivano alla sommità, e
per i quali è terribilmente snervante e a volte debilitante,
segnare il passo.

2° La pedagogia degli anormali ha valorizzato l'insegnamento
concreto e la sperimentazione, ma anche il
materiale didattico e i giochi. In questo dominio noi assistiamo
a un vero regresso che, sotto l'etichetta del progresso,
limita gli slanci e le audacie.

3° Il dottor Decroly ha messo in valore la necessità
dell'osservazione minuziosa, pezzo a pezzo, briciola a
briciola. Riesce molto bene agli anormali, ma trascura
completamente quell'altra osservazione che agisce secondo
altri processi sintetici, per mezzo dei sensi e con
possibilità talvolta ancora misteriose, quell'osservazione
che si fa in un lampo, che vede, in un colpo d'occhio,
ciò che ore di osservazione guidata non saprebbero far
scoprire.

Si è detto troppo: «Allineamento sui tardivi!»... Se
dicessimo: «Allineamento sulla vita e sul lavoro»?

IL TRE NON VIENE PER FORZA DOPO IL DUE
Due e due non fanno sempre quattro. Il tre non viene
per forza dopo il due. Il bambino può benissimo arrivare
alla sommità della scala senza salire metodicamente
gradino per gradino; e io sono capace di dirvi,
senza contarne le teste, se nel mio gregge manca una
pecora.
Voi levate le braccia al cielo: tali affermazioni del
tutto empiriche contraddicono e rovesciano tutta la pedagogia
matematica, apparentemente scientifica. Che
avverrà, quando proveremo, coi fatti, che si può imparare
a leggere senza aver mai studiato gli elementi che
compongono le parole e le frasi; che certi problemi
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Capaci di stupirvi
Inserito da webeditor il Gio, 24/01/2008 - 19:00

complessi sono solubili attraverso vie diverse da quelle
troppo graduate, previste dai vostri libri; che i nostri
bambini sono capaci di dipingere un quadro commovente
senza aver seguito quei corsi che avevano, fino a
oggi, il monopolio della preparazione all'arte; che sono
capaci di stupirvi, col loro senso poetico, anche prima
di conoscere una sola regola di grammatica, d'ortografia
o di metrica?
Se questo è vero, ed è vero, è perché esistono, per la
conoscenza e la cultura, strade diverse da quelle che insegna
e segue la scuola. All' entrata di queste strade i falsi
sapienti avevano posto una grande scritta rossa: «Vietato
ai maestri». Noi abbiamo scostato il cartello ed
esplorato con successo le strade possibili verso le cime
agognate.
Quando eravamo piccoli, la sera sognavamo una
grande magica scala i cui pioli si susseguivano gli uni
agli altri fino a giungere al cielo, ed ecco che gli uomini,
imitando gli uccelli, hanno abbandonato l'ascesa
metodica per lanciarsi verso l'azzurro
Anche noi prendiamo lo slancio verso la vita: se il
bambino si interessa e si appassiona alla propria cultura,
se «vuole» creare, istruirsi, arricchirsi, vi riuscirà
forse percorrendo vie illogiche o di contrabbando, ma
in tempo di primato e con una sicurezza e una pienezza
che ci sorprenderanno.
Tutto sta nel ritrovare quello slancio, quella vita,
quel furore di volere che è pur nella natura del nostro
essere. Se noi ci riusciremo nelle nostre classi, saranno
risolti tutti i problemi accessori.
Potremo allora abbandonare la scala metodica e
spiccare il volo.
esercizi per sapere

DUE E DUE NON FA SEMPRE QUATTRO
Ai miei tempi due più due faceva quattro; ripetevamo
cantilenando la lista delle sottoprefetture, recitavamo
la tavola pitagorica avanti e indietro e affrontavamo
la strategia delle guerre di Luigi XIV e Napoleone.
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Uccidersi a vicenda
Inserito da webeditor il Gio, 24/01/2008 - 19:01

Bando al sentimento, ci dicevano. La scienza è impassibile
e impersonale; studiatela e sarete uomini.
Sì, degli uomini che sono andati a uccidersi a vicen-
da come bestie sulla Marna e sulla linea Maginot e che
preparano delle nuove Hiroshima.
Ma ecco: due e due non fa più quattro; le sottoprefet-
ture sono ormai senza funzione; la macchina calcola
meglio e più rapidamente dell'uomo in avanti, indietro
lateralmente; le guerre moderne hanno eclissato gli
eroi in trine di «Signori inglesi tirate per primi!».
Oggi la radio non si nutre affatto di problemi matematici
ma di canzoni, di cori e di musica, e gli uomini
le donne vanno al cinema per ridere e piangere come
per dimostrare a loro stessi che al di là della catena mec-
canica della scuola, dell'ufficio, e dell' officina, essi re-
stano uomini e donne e non per quello che essi cono-
scono ma per quello che vivono nella carne, nello spiri-
to, e nel sangue.
Senza dubbio essi hanno ragione; la scienza co-
struisce dei robot che, in quattro e quattr'otto, calcolano
a una velocità vertiginosa e sono capaci di abbassa-
re le leve a comando e di seminare la morte al di là dei
mari. Tuttavia la scienza non è ancora arrivata a realiz-
zare l'uomo che pensa non per mezzo di fili e ingranag-
gi, ma col suo essere sensibile che è capace di marcare
il suo sigillo il destino dei robot.
Ed è questo essere sensibile che noi dobbiamo edu-
care non soltanto a creare e ad animare robot ma anche
l dominarli e ad asservirli, per esaltare gli elementi di
coscienza e di umanità che sono la grandezza e la ra-
gion d'essere dell'Uomo.

FATE SALTARE I RULLI
Siamo franchi: se si lasciasse ai pedagogisti la cura
esclusiva di istruire i ragazzi sull'uso della bicicletta
non avremmo molti ciclisti.
In effetti bisognerebbe, prima d'inforcare il veloci-
pede, conoscerlo, dettagliarne i pezzi che lo compongono
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La bicicletta
Inserito da webeditor il Gio, 24/01/2008 - 19:02

e aver fatto con successo numerosi esercizi sui principi
meccanici della trasmissione e dell'equilibrio.
Dopo, ma soltanto dopo, il bambino sarà autorizzato
a salire sulla bicicletta. Oh, siate tranquilli! Non lo si
lancerà sconsideratamente su un percorso difficile dove
potesse rischiare di ferire i passanti. I pedagogisti
avranno messo a punto buone biciclette da studio,
montate su rulli giranti a vuoto sui quali il bambino imparerebbe
senza rischio a tenersi in sella e a pedalare.
E solo quando lo scolaro sapesse montare in bicicletta
lo si lascerebbe andare liberamente sul suo mezzo
meccanico.
Fortunatamente i bambini sventano in anticipo i
progetti troppo prudenti e troppo metodici dei pedagogisti;
scoprono in un granaio un ferro vecchio senza
pneumatici né freni e, di nascosto, imparano in pochi
minuti ad andare in bicicletta come, d'altra parte, imparano
tutti i bambini senza conoscenza di regole né di
principi: afferrano la macchina, l'orientano verso la discesa
e vanno ad atterrare contro una scarpata. Ricominciano
ostinatamente e, a tempo di primato, sanno
andare in bicicletta. L'esercizio farà il resto.
Quando in seguito, per correre meglio, dovranno
riparare un pneumatico, aggiustare un raggio o rimpiazzare
la catena. allora vorranno sapere dai compagni,
dai libri o dal maestro, ciò che voi cercate inutilmente
di inculcare loro.
All'origine di ogni conquista c'è, non la conoscenza,
che non nasce normalmente che in funzione delle necessità
della vita, ma l'esperienza, l'esercizio e il lavoro.
Fate dunque saltare i rulli e inforcate la bicicletta!

LA NOZIONE DI VELOCITÀ
I maestri sono ancora, nelle loro classi XIX secolo,
come quei contadini che, cinquant'anni fa, vedevano
passare sulle strade tranquille dei loro villaggi le prime
automobili scoppiettanti e impolverate:
«Che cosa! Andare così in fretta!... come se non ....
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