domenica 20 febbraio 2011

Detesto i registi-poeti

‘Non riesco a filmare solo ciò che è moderno. Questa tendenza la approvo in Godard, perché in lui è istintiva. In dodici film Godard non ha mai fatto allusioni al passato, neanche nei dialoghi. Ci riflette: neanche una volta un personaggio di Godard ha parlato dei suoi genitori o della sua infanzia. E’ straordinario! Lui è un tipo profondamente moderno e il fatto che sia svizzero ha la sua importanza. Però quasi tutti i film che imitano quelli di Godard sono insopportabili, perchè mancano dell’essenziale. Si può imitare la sua disinvoltura, ma si dimenticherà, non è un caso, la sua disperazione. Si imiteranno i giochi di parole,ma non la loro crudeltà. La mia diffidenza nei confronti della moda, si estende anche al linguaggio quotidiano; per esempio, non riuscirei mai a usare l’espressione “a livello di” che gira da un capo all’altro dei "Cahiers dii cinema”.
Per me il cinema e un’arte della prosa. Si tratta di filmare la bellezza, ma senza averne l’aria o avendo l’aria di niente. Questo, e ci tengo enormemente, è il motivo per cui non posso abboccare all’ amo di Antonioni, troppo indecente. La poesia mi esaspera e, se qualcuno me ne manda una per lettera, mi affretto a buttarla nella spazzatura. Io amo la prosa poetica, ,Iean Cocteau, Jacques Audiberti, Genet e Queneau, ma solo la prosa. I registi che mi piacciono hanno tutti in comune un pudore che, almeno su questo punto li fa somigliare: Bunuel che rifiuta di girare due volte la stessa inquadratura, Welles che accorcia le “buone inquadrature” finché diventano illeggibili, Bergman e Godard che lavorano in fretta per togliere importanza a quello che fanno,Rohmer che imita il documentario, Hitchcock che è talmente emotivo che fa finta di pensare solo ai soldi, Renoir che finge di affidarsi al caso. Tutti istintivamente rifiutano l’atteggiamento poetico».