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domenica 17 marzo 2013

akaglenn da Borgo medievale

Vedo una notizia [20130317] che dice: il giornalista (sic) Giulietto Chiesa interviene nella tv-online dei grilletti - che fa propria la teoria di questo losco figuro - per riaffermare che :
" Domanda. Ma praticamente da chi è stato organizzato l’abbattimento delle torri gemelle, dai servizi segreti statunitensi? Giulietto. “Sgomberiamo il campo dall’equivoco: quando si dice che l’America ha fatto da sola si dice una sciocchezza, perché non sono gli americani che hanno agito ma alcuni cittadini americani con alcuni cittadini pachistani, arabo-sauditi e israeliani, tutti personaggi molto importanti e spesso con doppi e tripli passaporti”. Domanda. Quindi la Cia e gli altri servizi occidentali non c’entrano nulla? Giulietto. “Un servizio segreto non lascia mai la firma in operazioni di questo genere... (etc)("Due terroristi in casa di un agente, Cia ed FBI ...)"

akaglenn
Registrato dal: 13-10-2003 Da: Borgo medievale
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OFF-Line
 Inserito 18-05-2004 alle ore 07:35   

"Il terrorismo è immorale. La sfida simbolica del World Trade Center è immorale e risponde a una globalizzazione che a sua volta è immorale. Allora diventiamo pure noi immorali e per arrivare a capire qualcosa, andiamo a guardare al di là del Bene e del Male. Visto che per una volta siamo di fronte a un evento che sfida non soltanto la morale maanche ogni forma di interpretazione, proviamo a ragionare con l'intelligenza del Male. Il punto cruciale è proprio qui, nel totale controsenso con cui la filosofia dei Lumi affronta il rapporto fra il Bene e il Male. Noi crediamo ingenuamente che il progresso del Bene, la sua crescita in ogni campo (le scienze, la tecnica, la democrazia, i diritti dell'uomo) corrisponda a una sconfitta del Male. Nessuno sembra aver capito che il Bene e il Male crescono di pari passo e con lo stesso ritmo. Il trionfo dell'uno non implica la scomparsa dell'altro, anzi. Consideriamo un po' metafisicamente che il Male sia una sorta di sbavatura accidentale. Ma questa è un´illusione. Il Bene non riduce il Male né succede il contrario: l'uno e l'altro sono irriducibili e il rapporto che li unisce è inestricabile. In fondo il Bene non può sconfiggere il Male se non rinunciando a essere il Bene, perché appropriandosi del monopolio mondiale della potenza esso provoca un ritorno di fiamma dalla violenza proporzionale. 

Nell'universo tradizionale il Bene e il Male si mantenevano in bilico in un rapporto dialettico che assicurava allameno peggio la tensione e il riequilibrio dell'universo morale, un po' come il faccia a faccia tra le due potenze durante la guerra fredda assicurava l'equilibrio del terrore. Nessuna supremazia dell'uno sull'altro. Questo equilibrio si è rotto a partire dal momento in cui avvenne l'estrapolazione totale del Bene,l'egemonia del positivo su qualsiasi forma di negatività, ivi compresi l'esclusione della morte e di ogni forma potenzialmente avversa e il trionfo dei valori del Bene su tutta la linea. E quando l'equilibrio si è rotto, è stato come se il Male riguadagnasse un´autonomia invisibile e cominciasse a crescere a un ritmo esponenziale. Con le dovute proporzioni, è quello che avvenne nell'ordine politico dopo la scomparsa del comunismo e il trionfo mondiale della potenza liberale. Fu allora che un nemico fantomatico si diffuse in tutto il pianeta infiltrandosi ovunque come un virus e penetrando in ogni interstizio della potenza: l'Islam. 

Ma l'Islam non è che il fronte mobile di cristallizzazione di un antagonismo che è ovunque, anche dentro a ciascuno di noi. Terrore controterrore, quindi. Ma terrore asimmetrico. Proprio questa asimmetria lascia completamente disarmata l'iperpotenza mondiale, la quale, alle prese con sestessa, non può che sprofondare nella sua logica di rapporti di forza e si dimostra incapace di giocare sul terreno della sfida simbolica e della morte perché, avendole da tempo allontanate dalla propria cultura, non è più in grado di riconoscerle. Fin qui questa potenza integratrice è ampiamente riuscita ad assorbire e riassorbire ogni crisi e ogni negatività, creando una situazione profondamente disperante non soltanto per i dannati della Terra ma anche per i ricchi e i privilegiati che vivono nel comfort radicale. L'evento fondamentale è che i terroristi abbiano smesso di suicidarsi da perdenti, che abbiano messo in gioco la propria morte in maniera offensiva ed efficace secondo un´intuizione strategica che è semplicemente quella dell'immensa fragilità dell'avversario, un sistema giunto alla quasi-perfezione e proprio per questo vulnerabile alla minima scintilla. I terroristi sono riusciti a fare della propria morte un'arma assoluta contro un sistema che vive sull'esclusione della morte e il cui ideale è avere «zero morti». Ogni sistema con «zero morti» è a somma zero. E nessun mezzo di dissuasione o di distruzione può fare nulla contro un nemico deciso ad adoperare la propria morte come arma controffensiva. Tutto si gioca quindi sulla morte, non tanto per l'irruzione brutale della morte in diretta e in tempo reale ma per l'irruzione di un avvenimento assoluto e senza appello: la morte simbolica e sacrificale, diventata ben più che reale. 

Ecco lo spirito del terrorismo . La tattica del modello terroristico è quella di provocare nel sistema un eccesso di realtà in grado di schiacciare il sistema stesso. Tutto il ridicolo della situazione e la violenza mobilitata dal potere si ritorcono contro il sistemaperché gli atti terroristici sono al tempo stesso lo specchio esorbitante dellaviolenza del sistema e il modello dell'unica violenza simbolica che il sistemanon può esercitare: quella della propria morte. Ecco perché tutta la potenzavisibile vale niente contro la morte infima ma simbolica di un pugno di individui.Dobbiamo arrenderci all'evidenza che è nato un terrorismo nuovo, una nuova forma di azione che sta al gioco e s'impossessa delle regole per meglio sbaragliarle. Questi terroristi non si limitano a non giocare ad armi pari e amettere in gioco la propria morte, alla quale non c'è risposta possibile. Essi sisono appropriati di tutte le armi della potenza dominante: i soldi, la speculazione finanziaria, le tecnologie informatiche ed aeronautiche, la dimensione spettacolare e le reti mediatiche. Hanno assimilato tutto della modernità e della mondialità senza rinunciare all'obiettivo di distruggere il sistema. Sono arrivati al punto di mascherarsi nella banalità della vita quotidiana americana per fare il doppio gioco."

http://ytinstant.com/#baudrillard

giovedì 28 febbraio 2013

pathos della distanza

Si gioca con lo schermo a proprio totale piacimento, e a un tratto ci si accorge che anche quel «pathos della distanza», di cui diceva Nietzsche, risulta annullato.[Mondoailati Edizioni Arcavacata Anni Zero]

EDIMAL Dal sesto piano al Settimo Cielo




Edimal 2.0 è un datavideo. Contiene, insieme ai video di riferimento di quella particolare edizione, il database1 dei clip creati con lo strumento del timecode2 e supporta il portale3 della Didattica del corso di laurea triennale Fscc che pubblica gli artefatti comunicativi (Movies).L’utilizzo contestuale4 di DaDaBik e PhpNuke consente di elaborare la base dati dinamica che il redattore utilizza per la realizzazione dei materiali interattivi, interfacce5, da fissare poi con l’edizione finale del lavoro con la masterizzazione6.

nel mondo della comunicazione e della trasparenza

la preziosa opacità della scrittura nel mondo della comunicazione e della trasparenza - l'immagine della voce in televisione.
[videor]


La trasparenza democratica della rete, leggendo Baudrillard e, leggendo domenica il giornale quotidiano,  "rendere tutto pubblico e trasparente frena la costruzione democratica: non fa emergere contrasti interni al gruppo o proposte strane che suggeriscano delle innovazioni" ci ricorda di ricorrere al nostro lavoro tra arte e comunicazione, tra scrittura e televisione.

Con Videor ci misuravamo proprio con l'inevitabile dissidio tra il video e la tele visione da una parte e la scrittura e la poesia dall'altra, mettendole insieme per dare alla tecnologia  elettronica una chance rispetto all'antica tecnologia della parola. Ricorrendo a quella particolare attitudine all'oralità di certi poeti e di certi versi Vito Riviello Elio Pagliarani Giovanna Bemporad Corrado Costa Amelia Rosselli Adriano Spatola Edoardo Sanguineti Giorgio Celli Alfredo Giuliani (e Giorgio Caproni Beppe Salvia Teresa Campi Guido Galeno Toti Scialoja Iolanda Insana Dario Bellezza tra gli altri, tanti, che animavano i readings almeno degli anni ottanta) facevamo direttamente televisione senza però esplorare più di tanto le possibilità del mezzo, concentrandoci piuttosto sulle personalità degli scrittori disponibili.

L'assunto era che non si può fare poesia o scrittura con la televisione (con il video insomma con finalità comunicative). Che se c'era un linguaggio una scrittura nel video e nella televisione questi interessavano il confronto con il cinema e la radio, non noi. Volevamo  mettere l'allarme sulla trasparenza della trasmissione televisiva nei fatti e nelle attività umane, ai quali venisse sottratto da questa televisione l'inviluppo di mistero e l'enigmaticità stessa dell'esistenza - preservata nella scrittura dei versi e nella sostanza poetica ai quali affidavamo intero il messaggio comunicativo.

mercoledì 2 giugno 2010

matrix

Le Nouvel Observateur intervista Jean Baudrillard a proposito del film Matrix Reloaded.
Dopo avere girato il primo Matrix, i registi del film, i fratelli Wachowski, hanno preso contatto con Jean Baudrillard per chiedergli di fornire la sua consulenza per i sequels in preparazione. Ma il filosofo francese ha rifiutato e spiega il perché in un'intervista al settimanale francese Nouvel Observateur di cui vi offriamo alcuni stralci. "Matrix è un po' il film sulla Matrice che avrebbe potuto fabbricare la Matrice".

- Le Nouvel Observateur. Le sue riflessioni sul reale e il virtuale sono alcuni dei riferimenti proposti dai registi di Matrix. Nel primo episodio lei era citato in maniera esplicita e vi si scorgeva anche la copertina di Simulacres et simulation, apparso nel 1981. Questo la sorprende?

Jean Baudrillard. C'è un equivoco di fondo, ed è la ragione per cui ho esitato finora a parlare di Matrix. Dopo il primo episodio, lo staff dei Wachowski mi aveva contattato per coinvolgermi nei film successivi, ma non c'era neanche da parlarne! (…) Queste persone considerano l'ipotesi del virtuale come un dato di fatto e la trasformano in fantasma visibile. Ma la caratteristica di questo universo, è appunto il fatto che non si possono più utilizzare le categorie del reale per parlarne.

- Il collegamento tra questo film e il punto di vista che lei sviluppa per esempio nel Delitto perfetto è però abbastanza sorprendente. Questa evocazione di un "deserto del reale", questi uomini-spettro resi del tutto virtuali, che sono solo la riserva energetica di oggetti pensanti…

Sì, ma ci sono già stati altri film che trattavano questa crescente indistinzione fra reale e virtuale. Truman Show, Minority Report o anche Mulholland Drive, il capolavoro di David Lynch. Matrix vale soprattutto come sintesi parossistica di tutto questo. Ma il dispositivo qui è più rozzo e non suscita veramente il turbamento. O i personaggi sono nella Matrice, cioè nella digitalizzazione delle cose. O sono radicalmente al di fuori, cioè a Zion, la città di coloro che resistono. In effetti, sarebbe interessante mostrare ciò che accade sul punto di giuntura dei due mondi. Ma quello che è soprattutto imbarazzante in questo film, è che il nuovo problema posto dalla simulazione qui è confuso con quello, molto classico, dell'illusione, che si trovava già in Platone. Il vero equivoco è qui. Il mondo visto come illusione radicale è un problema che si è posto a tutte le grandi culture e che da esse è stato risolto con l'arte e la simbolizzazione. Quello che noialtri abbiamo inventato per sopportare questa sofferenza, è un reale simulato, un universo virtuale da dove è espurgato tutto ciò che c'è di pericoloso, di negativo, e che soppianta ormai il reale, fino a diventarne la soluzione finale. Ora, Matrix è assolutamente all'interno di questo meccanismo! Tutto quanto appartiene all'ordine del sogno, dell'utopia, della fantasia, qui è dato vedere, "realizzato". Siamo nella trasparenza integrale. Matrix, è un po' il film sulla Matrice che avrebbe potuto fabbricare la Matrice.

- E' anche un film che intende denunciare l'alienazione tecnicista e che gioca allo stesso tempo completamente sull'ipnosi esercitata dall'universo digitale e dalle immagini di sintesi…

Quello che è sorprendente in Matrix 2, è che non c'è un barlume d'ironia che permetta allo spettatore di cogliere il lato nascosto di questo gigantesco effetto speciale. Mai una sequenza che abbia quel "punctum" di cui parla Barthes, quel congegno che colpisce e che vi mette di fronte a una vera immagine. E' questo del resto ciò che fa del film un sintomo istruttivo, e il feticcio stesso di questo universo delle tecnologie dello schermo, dove non c'è più distinzione tra il reale e l'immaginario. Matrix è a tal proposito un oggetto stravagante, candido e perverso insieme, in cui non c'è niente né al di qua né al di là. Lo pseudo-Freud che parla alla fine del film, lo dice: a un certo punto, si è dovuto riprogrammare la Matrice per integrare le anomalie nell'equazione. E voi, gli oppositori, ne fate parte. (…) Matrix dà l'immagine di un'onnipotenza monopolistica della situazione attuale, e collabora dunque alla sua rifrazione. In fondo, la sua diffusione su scala mondiale fa parte del film stesso. Qui, bisogna riprendere McLuhan: il medium è il messaggio. Il messaggio di Matrix è la sua stessa diffusione, per contaminazione proliferante e incontrollabile.

- E' abbastanza sorprendente vedere anche che ormai tutti i grandi successi del marketing americano, da Matrix all'ultimo album di Madonna, si presentano esplicitamente come critiche del sistema che li promuove in modo massiccio...

E' proprio quello che rende la nostra epoca abbastanza irrespirabile. Il sistema produce una negatività in trompe-l'oeil, che è integrata ai prodotti dello spettacolo come l'obsolescenza è inclusa negli oggetti industriali. E' del resto il modo più efficace di mettere sotto chiave ogni vera alternativa. Non c'è più nessun punto omega esterno su cui appoggiarsi per concepire questo mondo, nessuna funzione antagonista, c'è solo adesione ipnotica. Ma bisogna sapere pure che più un sistema si avvicina alla perfezione, più si avvicina alla irregolarità totale. E' una forma d'ironia oggettiva che fa in modo che nessuna partita sia giocata fino in fondo. L'11 settembre era partecipe di questo, certo. Il terrorismo non è una potenza alternativa, è solo la metafora di quel capovolgimento quasi suicida della potenza occidentale su se stessa. Questo è quello che ho detto allora, e che non è stato accettato. Ma non occorre essere nichilista o pessimista di fronte a questo. Il sistema, il virtuale, la Matrice, tutto questo tornerà forse alle pattumiere della storia. La reversibilità, la sfida, la seduzione sono indistruttibili.