Viaggiare, attraversare, transitare, percorrere,
esplorare, penetrare: l'esperienza contemporanea dello
spazio si configura su un modello dinamico che lancia il
soggetto fuori di sè nel territorio della sessualità neutra;
tale modello lo trasforma in una cosa che sente, la quale
indifferentemente può aggiungersi al contesto in cui si
muove oppure ritrarsi da esso. Sono così sovvertite e
messe da parte tutte le concezioni dello spazio, che
mettono l'accento sull'abitare, sul dimorare, sul risiedere,
e che pensano l'architettura con riferimento all'esperienza
dell'interno in rapporto più o meno dialettico con
l'esterno. Anche in quest'ambito s'impone e si afferma
con prepotenza l'inorganicità di un modo di essere che
sprofonda nel ridicolo e nel patetico tutte le buone
intenzioni riguardo un'organizzazione architettonica del
vivere che armonizzi forma e funzione, natura e cultura,
campagna e città: l'organicismo che ha imperversato
nella riflessione sull'architettura fino agli anni Sessanta è
stato per lo più un vitalismo umanistico invischiato in
pseudo-opposizioni tra razionale e irrazionale, geometria
e linea curva, composizione e spontaneità.
Molto più lucidamente Schelling all'inizio dell'Ottocento
aveva considerato l'architettura come un'arte inorganica, una specie di musica irrigidita, pietrificata, concreta e l'aveva compresa insieme al bassorilievo e alla
scultura sotto la comune nozione di plastica.

