lunedì 31 maggio 2010

Architettura


Viaggiare, attraversare, transitare, percorrere, esplorare, penetrare: l'esperienza contemporanea dello spazio si configura su un modello dinamico che lancia il soggetto fuori di sè nel territorio della sessualità neutra; tale modello lo trasforma in una cosa che sente, la quale indifferentemente può aggiungersi al contesto in cui si muove oppure ritrarsi da esso. Sono così sovvertite e messe da parte tutte le concezioni dello spazio, che mettono l'accento sull'abitare, sul dimorare, sul risiedere, e che pensano l'architettura con riferimento all'esperienza dell'interno in rapporto più o meno dialettico con l'esterno. Anche in quest'ambito s'impone e si afferma con prepotenza l'inorganicità di un modo di essere che sprofonda nel ridicolo e nel patetico tutte le buone intenzioni riguardo un'organizzazione architettonica del vivere che armonizzi forma e funzione, natura e cultura, campagna e città: l'organicismo che ha imperversato nella riflessione sull'architettura fino agli anni Sessanta è stato per lo più un vitalismo umanistico invischiato in pseudo-opposizioni tra razionale e irrazionale, geometria e linea curva, composizione e spontaneità.




 Molto più lucidamente Schelling all'inizio dell'Ottocento aveva considerato l'architettura come un'arte inorganica, una specie di musica irrigidita, pietrificata, concreta e l'aveva compresa insieme al bassorilievo e alla scultura sotto la comune nozione di plastica.