martedì 9 marzo 2010

Harno Hammacher

da Videor 6
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Amo hammacher si e' diplomato, nel 1952, in tecnica della fotografia e grafica pubblicitaria.

Con professori olandesi provenienti dal Bauhaus di Weimar ha imparato ad impostare un progetto solo dopo aver analizzato attentamente le disponibilita' tecniche e umane per la sua realizzazione. Sembra tagliata proprio per lui questa citazione di Marcello Walter Bruno la creativita' dell'artista si misura sulla sua capacita' d'indagare, quasi scientificamente, sul supporto che egli usa.

E' questa tecnica progettuale che come una sorta di mappa genetica lo guida nell'approccio con quello che sara' il supporto della creatività dell'artista: l'incontrocon la sua Olympus - pen (una macchina di mezzo formato che utilizza, come per il cinema, l'immagine orizzontale in posizione verticale sulla striscia di pellicola) e le sue prestazioni sono una chiave importante per comprendere e apprezzare più propriamente l'opera di Amo Hammacher.

Ho iniziato nel 1967 a lavorare con questa fotocamera automatica, con fuoco fisso, per esigenza di maggiore immediatezza di ripresa, esaminando i negativi dei primi rullini rilevavo, anzitutto, la qualita' eccezionale dell'ottica progettata da D. Zuiko, esuccessivamente ho notato il ritmo di questi piccoli fotogrammi, uno accanto all'altro per le foto verticali, uno sopra all'altro per le foto orizzontali: un ritmo lineare che evidenzia l'interrelazione fra l'immagine precedente e quella seguente.

A questo punto dal medium, il suggerimento: questa interrelazione, usata intenzionalmente, mi è sembrata potesse rendere visibile la tensione del tempo. La macchina fotografica, dunque risulta la base materiale del significante la successione lineare degli scatti, nella sua irripetibilita: diventa il significante della sequenza.

Nel 1990 a Milano la mostra SCANSIONE A TRE IMMAGINI rappresenta un approdo per le sequenze di Amo Hammacher tutte le mie sequenze sono di tre scatti (...) i tre negativi, che sulla pellicola si trovano in stretta successione, formano una unita' espressiva, e vengono ingranditi e stampati senza montaggio. In questo modo - specifica l'artista durante l'intervista video - mi sono liberato dalla 'bella fotografia' - e prosegue - certo, sono delle belle fotografie, delle splendide stampe, ma e' secondario, e' primario che la qualita' sia giusta per avere comunicazione e lettura.

E una vera e propria lettura quella che ci sorprende davanti a queste sequenze: si ripercorrono a ritroso le 'azioni' emotive ed intellettuali dell'artista: Aspettando (1974), Spostandosi (1975), Fermo (1977), Allontanandosi (1978), Ravvicinandosi (1978), Inseguendo(198), Alzando lo Squardo (1983).



Nota: Incontro di Videor con Harno Hammacher, Milano 1991, a cura di Claudia Cataldi Orazio Converso Amedeo Marra