lunedì 8 marzo 2010

La stagione degli studenti

La stagione degli studenti giunge in questi giorni alle verifiche più varie per l’ammissione alle Università. Passati gli esami sarà presto il gioco delle opzioni a contare, sarà completata la pole position un po’ dovunque e la corsa alla Laurea potrà cominciare.
Per ricordo personale, anni fa, oppure una vita, marciai con la testa per aria dalle Calabrie su Roma con l’idea che gli artisti fossero il sale della terra e i borghesi, cioè tutti gli altri, fossero gente che viveva come se non si dovesse morire mai.
Ovviamente furono botte da orbi. In queste more quale ruolo
possa giocare la poesia possiamo immaginarlo, o forse no, essa
sembra proprio impotente ad esserci d’aiuto..”.. / per la nostra educazione umana / per il drammatico scontro dei pensieri / per il minacciato valore individuale / per la politica degli apparati falliti / …”.
Giovinette e giovanotti, precocemente incanutiti dal peso
enorme della responsabilità e del buon senso, staranno
vagliando tra numeri e pandètte gli investimenti più favorevoli
per mettere al sicuro i loro destini professionali dagli accidenti
della sorte notoriamente ingrata; i più leggeri e vaghi,
per evadere la pratica umiliante, scelgono mete esotiche (province lontane), suggestioni ancillari (le inclinazioni familiari), quando non
predestinazioni fatali già sognate.
Agli uni o agli altri, possiamo consigliare tra le regole il nostro
Delfini demenziale?
Mah, il poeta Elio Pagliarani sostiene da tempo che senza
Antonio Delfini la poesia italiana sarebbe “bellettristica e
castrata”, ma il destino della letteratura non pare meritevole di
tanta attenzione, proprio nel momento che un’opzione sbagliata
potrebbe compromettere un’intera vita, la nostra! E anche
leggendo ad alta voce qui a fianco, un po’ cantando, non è detto
che la malìa dei versi possa illuminare più di tanto i visi pensosi
dei candidati nell’ora delle scelte irrevocabili gridate dal balcone.
Eppure qui c’è sfavillante, ad esempio, tutta la televisione
del dolore: “Lunga attesa e calunnie non molleranno / l’impudica
e sadica ricerca / del bambino di sette anni scomparso: / né
canterà l’esecuzione del duca spagnolo, /...”; la voce in falsetto
da festival dei giornali: “C’è un generale che stabilisce i blocchi
stradali / c’è una stufa che scoppia e matura dei cachi: / moriran
come bruchi i giornalisti / maiali ingoiando la vita condita
coi bachi. “; e sono scritte a grandi lettere le speranze dei
giovani e svelate le trappole tese loro: “Avevo bisogno di
emozioni / (candelotti di Frosinone per le fumate) / per
rinnovare l’intera società: / è ancora una volta la tattica /
del principe al lume di candela.”

Bando alle malinconie, bisogna passare senz’indugio ai consigli
per gli acquisti, facciamo il catalogo. Primo, ricordate che
probabilmente dovete recuperare un liceo o un industrioso
professionale andati a male. Secondo, sono da evitare
specializzazioni precoci, rush finali che induriscano i
muscoli già all’incominciare: s’attendono al passo in successione,
laurea breve, speciale, da masterizzare, dottorante e
praticaccia professionale. Il terzo comma è programmare
i propri studi come un lavoro, focalizzare, segnare. Così il
quarto punto vi sarà presto familiare, perché consiste nel
pensare che questo mestiere dello studiare sia l’unico che il
futuro vi vorrà pagare. Il quinto e il sesto son facili da
immaginare, andate in giro e tenetevi in contatto, andate ad
esplorare muovendo i piedi oltre che le mani. Al settimo, non
rubare, s’arrivi per convinzione, non per l’opzione morale,
perché fa tanto tanto male. Altri due o tre, fortunatamente,
son strettamente personali, ed insisto per conto mio con la
Patrizia Cavalli di “Ma davvero per uscire di prigione bisogna
conoscere / il legno della porta, la lega delle sbarre,
stabilire l’esatta gradazione del colore? / A diventare così
grandi esperti, si corre il rischio che poi ci si affezioni. /
Se vuoi uscire davvero di prigione, esci subito, magari con
la voce, diventa una canzone“. Ma voi fate pure come vi pare,
of course.
[ofcalabria@gmail.com]

“Se era tanto intelligente, perché è morto?” Homer (The Simpsons) vs Kevin Roberts (Saatchi&Saatchi)
Per la nostra educazione umana
per il drammatico scontro dei pensieri
per il minacciato valore individuale
per la politica degli apparati falliti
per il solo coltello nascosto nel bosco
per il senso morale dello spirito bloccato,
la fortunata corsa musicale del territorio
eluderà le truppe di pace e di guerra.
È la minaccia che incombe su Roma
accanto al corpo del padre morto:
che si riapra il sipario sopra la madre
e ne denudi le prostitute fattezze.
Lunga attesa e calunnie non molleranno
l’impudica e sadica ricerca
del bambino di sette anni scomparso:
né canterà l’esecuzione del duca spagnolo,
né mai piú canterà l’usignolo.
(…)
Sono i ladri degli uffici postali
che tengon viva la tensione mondiale;
la magistratura si lamenta, ha paura,
per tre giorni corre a piedi in pianura.
C’è un generale che stabilisce i blocchi stradali
c’è una stufa che scoppia e matura dei cachi:
moriran come bruchi i giornalisti
maiali ingoiando la vita condita coi bachi.
É per la nostra educazione umana
per il drammatico scontro dei pensieri
per il minacciato valore individuale
per la politica degli apparati falliti
per il solo coltello nascosto nel bosco
per il senso morale dello spirito bloccato,
che dove si restringe il campo con la coda
resta al poeta un suo pensier dettato.
(…)
***
Per l’armonia della vostra figura,
Italia, è caduta la neve sul mondo
imbiancando le vergogne del tempo.
Avevo bisogno di emozioni
(candelotti di Frosinone per le fumate)
per rinnovare l’intera società:
è ancora una volta la tattica
del principe al lume di candela.
Guarda la realtà: parlano le pareti.
L’amico minacciato di morte,
morte di antica tradizione,
cita a giudizio la storia di Roma
interrogando San Pietro.
Sono gli uomini che piantano,
per desiderio di potere,
la dubbia presenza dell’individuo.
Nessuna previsione è possibile.
Circolava un tempo la poesia,
senza parole, per le vie della morte.
Einaudi da Petrarca a Tobino
sgozza la moglie e si ammazza
è anche la moglie dell’assassino
la tinta brillante del fusto
è il falso allarme sulle condizioni
è un giro vizioso e cretino.
E’ oggi il tempo della donna
senza voli e senza pugni.
I maschi sepolti vivi
consentiranno il viaggio ai bambini.
Ho fatto uccidere la giovane moglie
del procuratore del re:
mi assolverete con molte grazie.
Per l’armonia della vostra figura
Italia, mia patria assassinata,
gozzerò tutte le donne del mondo
in un grande campo di grano.

Modena, 12 novembre 1958
Antonio Delfini,
Poesie della fine del mondo,
Milano, Feltrinelli, 1961