lunedì 8 marzo 2010

Fine

"Ci penserò alla casa. Hai bisogno di soldi?"
"No" .
"Sei sicuro? Mi stai dicendo la verità? Ricordati, stai parlando a tuo fratello."
"Lo so a chi sto parlando." Prese Will per le spalle e lo baciò sulla guancia. "Arrivederci, Will. Prendi la prima a destra uscendo dalla città. Vedrai il cartello per l'autostrada." Andato via Will, Moses aspettò la signora Tuttle sul sedile accanto all'arbovitae, dando la sua prima occhiata comoda al villaggio. In ogni dove sulla terra, il modello della creazione naturale sembra essere l'oceano. I monti vi somigliano certo, lustri, a picco, e quell'altera tinta azzurra. E persino questi praticelli striminziti. Ciò che impedisce a queste case di mattoni rossi di cadere su questi flutti è la qualità stantia dei loro interni. Ne sento l'odore che sbadiglia traverso i telai a zanzariera.
L'odore d'anime è un sostegno per i muri. Altrimenti r avvizzimento delle coliine li farebbe sgretolare.
"Lei ci ha un posto stupendo, antico, qui, signor Herzog," disse la signora Tuttle mentre s'arrampicavano nella vecchia auto su per la collina. "Gli dev'essere costato due soldi per rimetterlo in ordine. È un peccato che non lo adoperi piu." "Bisogna che ripuliamo un po' la cucina in modo che possa prepararmi il pranzo. Le troverò scope, secchi e tutto il resto."
Stava cercando a tentoni nella dispensa buia quando si accesero le luci. Tuttle è l'uomo dei miracoli, pensò. Gliel'ho chiesto verso le due. Devono essere le quattro e mezzo, le cinque. La signora Tuttle, sigaretta in bocca, s'era legata in testa una specie di turbante. Sotto l'orlo del vestito il nylon color pesca della camicia da notte arrivava quasi al pavimento. In cantina Herzog trovò l'interruttore per la pompa. Senti immediatamente l'acqua salire, sguazzare nel serbatoio vuoto, a pressione.
Mise in funzione la cucina economica. Attaccò il frigorifero; ci sarebbe voluto un po' perché si raffreddasse. Poi gli venne in mente di raggelare il vino nella fonte. Dopo di che, prese una falce per ripulire un po' il giardinetto, in modo che Ramona avesse potuto avere una vista migliore della casa. Ma dopo pochi colpi di falce le costole cominciarono a fargli male.

Non stava ancora abbastanza bene per quel genere di lavoro. Si sdraiò nella poltrona da giardino, guardando verso sud. Appena il sole ebbe perduto la sua massima forza cominciarono i tordi di bosco, e mentre cantavano la loro dolce e bellicosa musica a minaccia degli invasori della privata proprietà, i merli si sarebbero raccolti in stormi, per la notte, e proprio sul far del tramonto si sarebbero staccati dagli alberi, a ondate, un'ondata dopo l'altra, tre o quattro miglia di volo, diretti ai loro nidi accanto all'acqua.
Il fatto che Ramona venisse, lo disturbava un po', era vero. Ma avrebbero' mangiato. Lei lo avrebbe aiutato a fare i piatti, e poi lui l'avrebbe accompagnata alla sua auto. Non farò pia niente per recitare le singolarità della vita.
Vien fatto già abbastanza bene anche senza la mia personale collaborazione. Ora, su un versante, le colline non avevano piu sole e cominciavano a vestirsi d'un azzurro piu intenso; sull'altro erano ancora bianche e verdi. Gli uccelli facevano grande strepito.
In tutti i modi, posso pretendere di avere una gran scelta? Mi guardo e vedo torace, cosce, piedi - una testa.
Questa strana organizzazione, io lo so che morirà. E dentro - qualche cosa, qualche cosa, felicità... "Tu mi muovi." Che scelta ti lascia? Nessuna. Qualcosa produce l'intensità, un sentimento sacro, cosi come gli aranci producono l'arancione, l'erba il verde, gli uccelli calore. Certi cuori sgorgano più amore, altri, pare, di meno. Significa qualche cosa? Ci sono quelli che dicono che questo prodotto dei cuori è conoscenza. "je sens mon coeur et je connais les hommes." Ma la sua mente si distaccò ora anche dal suo francese. Non lo potrei dire, con sicurezza.
Il mio viso troppo cieco, la mia mente troppo limitata, i miei istinti troppo ristretti. Ma questa intensità, non significa niente? È una gioia idiota che fa esclamare questo animale, l'animale pia singolare di tutti, che gli fa esclamare qualche cosa? E lui crede questa reazione un segno, una prova, dell'eternità? E ce l'ha in petto? Ma non ho argomenti da contribuire a questo proposito. "Tu mi muovi." "Ma che cosa vuoi, Herzog?" "Ma è proprio qui il punto - assolutamente niente. Sono abbastanza soddisfatto dell'essere, dell'essere esattamente secondo quanto è voluto, e per tutto il tempo che posso rimanerne locatario."
Poi pensò che per cena avrebbe acceso delle candele, perché a Ramona piacevano molto. Nella nicchia del contatore ce ne dovevano essere una o due. Ma ormai era tempo di andare a riprendere quelle bottiglie dalla sorgente. Con l'umido le etichette s'erano staccate, ma il vetro era ben ghiacciato. Provò piacere al freddo vivo dell'acqua. Ritornando dalla macchia, raccolse dei fiori per la tavola. Si chiese se nel cassetto ci fosse un cavatappi. L'aveva portato a Chicago, Madeleine? Be', poteva darsi che Ramona ce ne avesse uno nella Mercedes. Che pensiero sballato. Si poteva sempre ricorrere a un chiodo, alla peggio. Oppure si poteva rompere il collo della bottiglia, come nei vecchi film. Nel frattempo, riempi il cappello di rose rampicanti, di quelle che s'attorcigliavano attorno alla grondaia. Le spine erano ancora troppo verdi per poter pungere seriamente. Vicino alla cisterna c'erano delle emerocallidi gialle. Prese qualcuna anche di quelle, ma si appassirono all'istante. E tornato nel giardino piu folto, cercò le peonie; qualcuna forse era sopravvissuta. Ma poi gli passò per la mente che stesse per commettere uno sbaglio, e si fermò ad ascoltare la signora Tuttle che spazzava, il ritmo delle setole. Raccogliere fiori? Stava facendo l'uomo premuroso, l'uomo da amare. Come sarebbe stato interpretato? (Sorrise un poco.) Pure, aveva solo bisogno di sapere quel che voleva, e i fiori non avrebbero potuto essere sfruttati; no, non avrebbero potuto essere usati a suo svantaggio. E cosI non li buttò via.
Voltò nuovamente il suo viso scuro verso la casa. Fece il giro ed entrò dall'ingresso principale, domandandosi quale altra prova della propria sanità mentale, salvo l'essersi rifiutato di andare in clinica, potesse fornire. Forse avrebbe potuto smettere di scrivere lettere.

SI, anzi era proprio quello che stava per diventar chiaro. Il sapere che oramai aveva finito di scrivere quelle lettere. Qualunque cosa fosse che lo aveva preso durante quegli ultimi mesi, quella stregoneria, sembrava stesse davvero passando, eh, se ne stesse andando. Posò il cappello, con le rose e le emerocallidi, sul pianoforte dipinto a metà e andò nel suo studio, con le bottiglie del vino tutt'e due in una mano, come clave. Camminando su carte e appunti, andò a sdraiarsi sul suo divano Recamier. Mentre si distendeva, trasse un lungo respiro, e poi rimase li sdraiato, a guardare la trama del telaio a reticella, allentata dai rampicanti, e a sentire il graffiare regolare della scopa della signora T uttle. Voleva dirle di spruzzare il pavimento. Stava sollevando troppa polvere. Tra qualche minuto le avrebbe gridato: "Lo bagni un po', signora Tuttle. Nel lavandino c'è acqua." Ma adesso no. In quel momento non aveva messaggi per nessuno. Nulla. Neppure una parola.

Fine
Herzog di Saul Bellow