1. Dunque la meccanica quantistica mette in crisi la scienza classica partendo dal suo interno.
Un altro elemento di questa rivoluzione concettuale, ancora interno alla scienza, è la nascita della teoria dell'informazione, che colloca nel destinatario il senso e il significato dei messaggi. Quando l'informazione viene scambiata, essa si moltiplica per il numero dei partecipanti al gioco, al contrario di ciò che accade alle quantità fisiche fino ad allora considerate centrali nella spiegazione scientifica del mondo (materia ed energia), le quali si dividono per il numero dei partecipanti.
Inoltre, con la teoria dell'informazione, si precisa il concetto di codice, che consente di trasferire l'informazione da un supporto all'altro.
L'ultima, in ordine di tempo, grande causa interna di trasformazione della scienza, della fisica in particolare, è quella che va sotto il nome di teoria della complessità o del caos deterministico. Con questa teoria rientrano nel quadro della fisica il tempo irreversibile, l'imprecisione e la sensibilità alle condizioni iniziali.
Uno dei risultati più appariscenti, e preziosi, di queste rivoluzioni interne alla scienza è che non esistono leggi fisse, universali, deterministiche, quelle leggi che i fisici andavano cercando, nella convinzione di una soggiacente semplicità del mondo riassumibile in un'unica formula capace di darci accesso alla visione ultima di Dio o della Realtà. Abbiamo invece un coacervo di leggi statistiche, improntate all'incertezza e all'indeterminazione. Il caos non è dovuto alla nostra ignoranza, che un giorno sarà superata, come pensava Laplace: no, il caos fa intrinsecamente parte del mondo. Voglio notare, in questa prospettiva, che proprio il computer ha contribuito, paradossalmente, a farci acquisire una visione indeterministica del mondo. Questa macchina, nella ingenua visione iniziale, doveva riportare ordine, semplicità e precisione nell'enorme massa di dati che si venivano accumulando, invece proprio per le sue grandiose capacità di calcolo, ha portato a una visione complessa, statistica e indeterminata della realtà. Dunque una macchina che era stata concepita per ordinare, ha di fatto disordinato la visione del mondo.
La rivoluzione della scienza non coinvolge soltanto l'ambito operativo, ma anche l'ambito concettuale: si passa da una visione statica del mondo, se vogliamo parmenidea o platonica, a una visione dinamica, eraclitea, in cui tutto è in divenire. In questo quadro tumultuoso il pensiero evoluzionistico di Darwin acquista un peso sempre più rilevante e si estende oltre i confini della biologia per improntare di sé tutta la scienza.
Come ho accennato, attraverso lo studio della complessità, della meccanica quantistica e dell'informazione, nella fisica rientra il tempo irreversibile: cioè rientra la storia, che i fisici si erano sforzati di espellere. Entra in crisi la fede nel tempo reversibile tipico della fisica classica, quella fede che spingeva Einstein a scrivere alla vedova del suo amico Besso: "Per noi che crediamo nelle leggi della fisica, la differenza tra passato e futuro è una tenace illusione". Oggi i fisici sanno che anche nella loro descrizione della realtà esiste un tempo irreversibile: il tempo reversibile della fisica classica è un tempo da operetta, finto, che serve per costruire il formalismo: è un'astrazione utile in prima approssimazione e in ambiti limitati.
2. Cause della trasformazione della scienza legate alla tecnologia
Accanto a queste cause interne ci sono state anche importanti cause esterne che hanno portato a una modificazione della scienza e del nostro atteggiamento nei suoi confronti.
Un tempo la scienza preparava le invenzioni e gli strumenti tecnici, o almeno li giustificava e spiegava a posteriori, fornendone una teoria del funzionamento. Ma nel Novecento la tecnologia, per velocità di sviluppo, ha superato la scienza. Lo sviluppo impetuoso dell'innovazione tecnica impedisce alla scienza non solo di preparare il terreno alla costruzione delle macchine e dei sistemi, ma anche di spiegarne il funzionamento a posteriori. Quindi il tipo di conoscenza che abbiamo ereditato dai Greci, per cui si conosce qualcosa soltanto quando se ne sa costruire una teoria, oggi è sempre più in crisi.
Oggi la tecnologia ci offre degli oggetti, degli strumenti e dei sistemi che usiamo senza quasi mai sapere come funzionano e non ci interessa neppure sapere perché o come funzionano.
Dal punto di vista epistemologico si tratta di un cambiamento straordinario: è un capovolgimento di quello che è stato per secoli l'intento fondamentale della scienza, cioè di far affiorare la complessità del mondo per affrontarla, esorcizzarla e ridurla a semplicità. La tecnologia invece nasconde la complessità dei suoi manufatti sotto interfacce amichevoli e socievoli, di uso elementare. Essa sovrappone al mondo naturale un mondo artificiale, che si presenta facile da usare, efficace ed efficiente, che non richiede spiegazioni, non le postula: e di questo mondo essenzialmente manipolativo noi siamo contenti.
3. Homo tecnologicus
Uno dei settori tecnologici più importanti del Novecento è ovviamente quello dell'informatica, dell'informazione, dei calcolatori e delle reti. In questo ambito nasce uno strumento per lo studio della realtà, naturale e artificiale, concettualmente diverso da quelli precedenti: lo strumento della simulazione.
La simulazione non è teoria e non è esperimento, è una pratica che si colloca in una virtualità, in una sorta di cyberspazio.
Nella simulazione le categorie tradizionali della conoscenza, quelle fondamentali di tempo, di spazio e di causa-effetto, si confondono, diventano altro, subiscono una manipolazione forte e spesso subdola.
La tecnologia, quando è importante e pervasiva com'è quella dell'informazione, si insinua nella società che l'adotta e negli individui che la usano, cessa rapidamente di essere visibile e diventa trasparente.
Quando cominciamo a usare gli strumenti tecnologici con la stessa disinvoltura con cui usiamo gli strumenti del nostro corpo, la tecnologia comincia a produrre i suoi effetti e i suoi condizionamenti più importanti e sottili, perché sono inconsapevoli.
L'ibridazione e il meticciamento continui dell'uomo con i manufatti e con le macchine che costruisce e con cui interagisce portano a quello che ho chiamato homo tecnologicus, una specie di simbionte di macchine e uomo, di artificiale e biologico. In homo tecnologicus l'evoluzione biologica e l'evoluzione tecnologica tendono a fondersi insieme, il naturale e l'artificiale tendono a confondersi.
Le continue modificazioni dell'ambiente prodotte dall'uomo postulano una modificazione continua della specie che abita quest'ambiente. L'uomo, modificando l'ambiente, modifica sé stesso e questa modificazione continua si presenta sulla scena del mondo fin dai tempi di homo habilis, da quando cioè la nostra specie o protospecie comincia a maneggiare gli strumenti.
Il meticciamento tra uomo e strumenti produce un effetto inatteso: l'accento della pressione selettiva si sposta di continuo, perché viene a operare su un'unità biotecnologica che è continuamente diversa. L'ibridazione porta a cambiamenti di tipo percettivo e attivo, poi si presentano cambiamenti di tipo culturale profondo e alla lunga si possono anche produrre cambiamenti di tipo genetico.
Grazie alla presenza della cultura, e in particolare della scienza e della tecnica, ai lenti meccanismi darwiniani dell'evoluzione biologica si affiancano rapidi meccanismi di tipo lamarckiano, basati sull'eredità dei caratteri acquisiti. L'uomo possiede una grande capacità mimetica: la cultura, le idee e le mode si diffondono per imitazione e questa diffusione è molto rapida.
Naturalmente, mentre i risultati dell'evoluzione biologica di tipo darwiniano sono lenti e robusti, quelli lamarckiani sono veloci e fragili.
La fragilità è uno degli aspetti importanti della tecnologia e del mondo artificiale che abbiamo creato e, contrapposta alla robustezza della natura, non ci deve mai far dimenticare che viviamo sempre sul filo del rasoio, in una situazione di rischio che può precipitarci da un momento all'altro nella catastrofe.
Così la visione teorica ereditata dai Greci è oggi superata da queste pratiche tecnologiche, che somigliano molto al bricolage:
- internet è stata costruita da bricoleur molto abili che sono continuamente alla ricerca di perfezionare localmente, di emendare certi difetti, di abboracciare soluzioni estemporanee e temporanee che un domani saranno superate ma che oggi funzionano anche se non sono le migliori possibili sotto il profilo teorico.
- Anche coloro che operano nel settore delle biotecnologie fanno grandi operazioni di bricolage, non posseggono una teoria importante e profonda che spieghi e possa prevedere le conseguenze delle loro manipolazioni. Ciò naturalmente comporta molti rischi, anche per la fragilità dei sistemi tecnologici di cui ho parlato.